Interno familiare (opera prima)

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Interno familiare

titolo originale:

Interno familiare

regia di:

cast:

Marianna Fontana, Mariangela D'Abbraccio, Giovanna Sannino, Viviana Cangiano, Peppa Talamo, Ludovica Schiano di Zenise, Stanislao Capissi, Daniele Di Pietro, Giuseppe De Simone, Serena Pisa

sceneggiatura:

Paolo Coletta, Grace Naughton, dal racconto omonimo di Anna Maria Ortese

scenografia:

Emanuela D’Agnese

produzione:

Leocadia, Mad Entertainment, Mact Productions, con il contributo del Ministero della Cultura, con il sostegno di Regione Lazio, Film Commission Regione Campania

paese:

Italia/Francia

anno:

2026

durata:

85'

formato:

colore

status:

Pronto (25/09/2026)

premi e festival:

Interno familiare è un film musicale, non un musical, in cui parola e canto si intrecciano e il quotidiano si apre all’immaginazione.
In ventiquattr’ore, il ritorno di un amore mai dimenticato spinge Anastasia (Marianna Fontana) a interrogare la donna che è e quella che potrebbe diventare.
Nella Napoli di un tempo sospeso, alla Vigilia di Natale, Anastasia Finizio è una giovane donna indipendente, ma legata a una famiglia che dipende interamente da lei e per la quale ha sacrificato gran parte della propria libertà. Quando Dora, la sua migliore amica, le annuncia il ritorno di Antonio Laurano, l’uomo che anni prima aveva acceso in lei la speranza di un’altra vita, Anastasia si confronta con ciò che è diventata e con ciò che avrebbe potuto essere. Realtà, memoria, desiderio e sogno cominciano così a confondersi, nella continua oscillazione tra reale e immaginario propria del realismo magico di Anna Maria Ortese.

NOTE DI REGIA:
Fin dall’inizio il mio interesse si è concentrato sul movimento interiore di Anastasia e su ciò che accade dentro di lei – dichiara Paolo Coletta - Il ricordo diventa desiderio, il desiderio produce immagini, le immagini acquistano la concretezza dell’esperienza, rendendo sempre più incerto il confine tra ciò che Anastasia vive e ciò che immagina. In questa continua oscillazione tra reale e immaginario ho riconosciuto uno degli aspetti più profondi del realismo magico di Anna Maria Ortese e, insieme, la possibilità specificamente cinematografica di questa trasposizione. La prima questione posta dall’adattamento è stata quella della parola. La musica è nata innanzitutto come risposta a questo problema, perché il canto mi permetteva di trasformare il pensiero in azione senza obbligarlo a diventare dialogo.