titolo originale:
Vitamine
regia di:
cast:
Denise Tantucci, Francesco Patanè, Rajae Bezzaz, Beatrice Lodi, Martino Kurt Camera
sceneggiatura:
fotografia:
scenografia:
Giulia Vada, Beatrice Lodi, Martino Kurt Camera
costumi:
produttore:
produzione:
distribuzione:
vendite estere:
paese:
Italia
anno:
2026
durata:
85'
formato:
colore
status:
Pronto (01/10/2026)
premi e festival:
Ginevra, brillante creativa milanese in crisi personale, torna nel borgo d'infanzia per firmare la demolizione della casa dei nonni. Il Comune vuole abbattere l'intero quartiere fatiscente per farne un belvedere panoramico: una soluzione di facciata che nasconde il vero dramma del paese, ovvero lo spopolamento, l'abbandono delle aree interne e la morte della memoria comunitaria. Ginevra decide di opporsi alle ruspe e salvare l'identità del borgo. Sfruttando il suo talento pubblicitario, lancia un'idea di marketing surreale che diventa subito virale: vende al mondo la percezione che in quel borgo, per una precisa e misteriosa formula, si viva il doppio di una vita normale.
In breve tempo, il borgo si ripopola di persone disperatamente a caccia di futuro, ridando vita alle case abbandonate e costringendo il Comune a congelare le demolizioni. Ma quella promessa di longevità, come suggerisce il titolo, è solo una "Vitamina": un potente placebo per la mente creato da Ginevra. Il film esplora come questa suggestione finirà per curare non solo il borgo dall'abbandono, ma anche i suoi abitanti, dimostrando che contro il declino rurale non servono ruspe, ma una rivoluzione culturale. Perché, alla fine, "il tempo deve avere il tempo di fare il tempo".
NOTE DI REGIA:
Il film è una dedica e una riflessione sul tempo in cui le tracce del passato si intrecciano con il presente. Una storia raccontata attraverso gli occhi di Ginevra, intrappolata dentro ansie, scadenze, ostacoli e accadimenti di una frenetica e cinica Milano e la nostalgia ritrovata per il borgo della sua infanzia. L'opera nasce anche con l'intento di sensibilizzare le problematiche relative allo spopolamento dei piccoli borghi.
La regia del film si sviluppa in due fasi visive diverse: nella prima parte del film l'intento è quello di evidenziare con incessanti movimenti di macchina un ritmo frenetico in una Milano che non ha alcuna intenzione di concedersi pausa.
Nella seconda parte, nel borgo abbandonato, la regia invece è studiata per praticare con lentezza la narrazione visiva per dare la sensazione di un tempo oltremodo dilatato.