Molly Bloom

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Molly Bloom

titolo originale:

Molly Bloom

sceneggiatura:

Chiara Caselli, da Ulisse di James Joyce

fotografia:

montaggio:

Enrica Gattolini

scenografia:

produzione:

Ubulibri, In Between Art Film, Vivo film, con il contributo del MiBACT

paese:

Italia

anno:

2016

durata:

20'

formato:

DCP - colore

status:

Pronto (28/07/2016)

premi e festival:

È notte fonda e Molly nel suo letto non dorme. Accanto al suo viso i piedi nudi del marito Leopold che si è addormentato vestito a testa in giù. La voce di Molly, il suo spirito irriverente, tragico e infantile ci conduce in un viaggio all'interno della sua vita, i personaggi che la abitano, vivi o immaginari. Il tempo presente si intreccia con il passato che ritorna e un futuro che regala a Molly ciò che sente di avere perduto.
NOTE DI REGIA:
Il film è un tuffo nella mente, nel cuore e nella carne di Molly, protagonista dell’ultimo capitolo dell’Ulisse di James Joyce.
Avevo 12 anni quando ho incontrato Molly: era Piera degli Esposti nel teatro bolognese dove mi portò mia madre. Un incontro indelebile. In quello stesso periodo ho iniziato a fotografare. Solo molti anni dopo mi è apparso il legame con Molly, quando il desiderio di rendere per immagini la vita interiore è diventato il centro della mia ricerca fotografica.
Nel 2010 è iniziato il mio viaggio nel testo e nel personaggio di Molly. All’adattamento è seguita la lettura scenica fino alla rappresentazione teatrale per il Festival di Spoleto con la traduzione di Gianni Celati. Molly era corpo e parola.
Il linguaggio cinematografico aggiunge l’immagine alla rappresentazione del pensiero, della vita interiore rumorosa di voci e parole, attraversata da immagini e visioni evocate ed evocative. Uno sviluppo naturale e necessario.
Molly è un tesoro inesauribile, un regalo per un’attrice. Vitale nella sua solitudine, profondamente e carnalmente donna, immagine universale dell’umanità tutta, fatta di miseria, nobiltà e sogni.
“Ho pianto e vedere la bellezza del mondo passare come un sogno dietro ai suoi occhi...”
Scrive Joyce della moglie Nora alla quale si è in gran parte ispirato.
“Ma è molto più grassa di me!” replicò Nora.
Ho messo la sua fotografia sul comodino di Molly.