Il Sergente nella neve

titolo originale:

Il Sergente nella neve

regia di:

sceneggiatura:

Matteo Rovere, dal racconto di Mario Rigoni Stern

produttore:

produzione:

Groenlandia, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT

paese:

Italia

anno:

2021

formato:

colore

status:

In sviluppo/preparazione (09/07/2020)

Inverno 1942. In un caposaldo sul fiume Don, i mitraglieri si difendono dal fuoco dei cecchini russi, da brevi incursioni nemiche e da aspri combattimenti, risolti in genere a colpi di mortaio. Ogni recluta riceve e spedisce periodicamente posta da parte o per conto dei parenti e, nel periodo di Natale, anche biglietti di auguri, cartoline, stecche di sigarette e bottiglie di cognac. A seguito di un'offensiva russa e della conseguente rottura del fronte di guerra, per evitare di subire l'accerchiamento dalle truppe nemiche, giunge l'ordine del ripiegamento: i plotoni vengono suddivisi in squadre, che a turno devono abbandonare il caposaldo e coprire le spalle alla squadra successiva in partenza. Tutto procede a gonfie vele, e i russi, del tutto ignari della ritirata degli alpini, seguitano ad attaccare il caposaldo. Quando però arriva il momento per Rigoni Stern di lasciare il caposaldo con la sua squadra, rimane di colpo stordito. Prima di abbandonare il fortino, scarica alcuni caricatori di un mitragliatore e lancia delle granate in segno di disperazione.
La colonna in ritirata si riversa così nelle gelide steppe russe, nella speranza di tenere lontana l'Armata Rossa. Durante il tragitto, Rigoni incontra il cugino Adriano. Rigoni, abnegante e altruista, offre spesso il proprio supporto ai compagni durante una camminata nella neve, aiutandoli ad attraversare il tratto senza sprofondare. Giungono quindi in un villaggio, nelle isbe, e riposano cercando di riscaldarsi e di prendere sonno. Assaltano un villaggio e con l'ausilio dei Panzer tedeschi riescono in breve ad occuparlo. Lasciato il villaggio e ripresa la dura sodaglia della steppa, i militari vengono sorpresi da una nuova battaglia, che contrappone T-34 russi a Tiger tedeschi, che con le loro cannonate illuminano il cupo cielo invernale. Sgominati i russi, gli alpini raggiungono un grosso fienile, che d'improvviso si apre, dal quale escono decine di prigionieri italiani, liberati dalle milizie russe messe in fuga. In sostituzione al tenente rimasto ferito, è assegnato al plotone di Rigoni un nuovo ufficiale, dal temperamento rigido e intransigente. Rigoni, insoddisfatto della sua gestione, chiede al capitano che il neo-tenente venga trasferito in un altro plotone, ma senza successo. La marcia prosegue lunga ed estenuante. La sera, è possibile scorgere all'orizzonte tanti villaggi in fiamme, anche molto distanti l'uno dall'altro, mentre l'aria è attraversata continuamente da rumori di spari. Si vedono inoltre scheletri di case e di granai anneriti dagli incendi e sempre più corpi abbandonati al gelo invernale.
Il 26 gennaio 1943 Rigoni combatte contro i russi giorno e notte con Adriano, il quale spara alla mitraglietta. Dopo l'ennesima marcia stremante, giunge in un villaggio, dove in un'isba mangia in compagnia di un gruppo di soldati dell’Armata Rossa. Il suo piede è ferito, ha una piaga dolorosa e ciò gli rende il cammino tanto difficile che si vede costretto a usare un bastone a mo' di gruccia. Raggiunge in ogni caso la colonna in marcia. Tra i soldati rincontra Romeo, un compagno già conosciuto al corso dei rocciatori. Dopo lunghe marce riesce, ad ogni modo, insieme ai suoi compagni ancora vivi ad uscire dalla sacca e a raggiungere finalmente un caposaldo tedesco, dove si lava, si medica e dorme per due interi giorni. Procedendo nel cammino verso casa, approda in Bielorussia, dove il cammino viene agevolato dall'arrivo della primavera.
(Fonte: Wikipedia)