L'uomo dal fiore in bocca

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L'uomo dal fiore in bocca

L'uomo dal fiore in bocca

titolo originale:

L'uomo dal fiore in bocca

sceneggiatura:

Gabriele Lavia, dall'opera omonima di Luigi Pirandello

fotografia:

scenografia:

produzione:

paese:

Italia

anno:

2021

durata:

103'

formato:

colore

status:

Pronto (21/09/2020)

premi e festival:

Una stazione ferroviaria in Sicilia. Nella sala d’aspetto, ci sono due persone. Uno è L’uomo dal fiore in bocca, l’altro è ‘il pacifico avventore’, che ha perso il treno a causa dei numerosi pacchetti regalo acquistati per la sua famiglia e che gli hanno reso difficile la corsa.
I due si raccontano la loro vita, ma mentre il pacifico avventore parla delle sue frustrazioni familiari, l’altro sembra voler indirizzare tutto verso un unico argomento: la morte.
Tutto sembra avvolto nel mistero. Chi è la donna che fuori dalla stazione osserva L’uomo dal fiore in bocca?

NOTE DI REGIA:
Questo film è tratto dalla novella di Pirandello “caffè notturno” che lo scrittore, poi, trasformò in un atto unico per il grande attore Ruggiero Ruggeri senza apportare nessuna modifica al proprio racconto. Tale e quale. Durata: sette minuti. Io, interpolando l’uomo dal fiore in bocca con altri brani di novelle di Pirandello, alcuni anni fa, ne feci uno spettacolo di teatro “vero e proprio”. Della durata di circa un’ora e mezza. Infine la produttrice Manuela Cacciamani mi chiese di farne un film di un’ora circa. Esitai. Manuela mi convinse. E la ringrazio. Ecco qua il film ambientato, non in un caffè notturno, ma in una stazione ferroviaria. Enorme, irreale. In una “sala d’aspetto” gigantesca, sporca e deserta. Soltanto due piccolissimi uomini. Uno pieno di vita, di impegni: la moglie, i figli, il lavoro, i suoi sogni, le speranze, le paure, le angosce.
L’altro, ormai condannato a morte da un male incurabile, che ascolta con morbosa curiosità e attenzione il racconto della piccola vita del “piccolo” uomo per coglierne l’assoluta assenza di senso, la stupidità delle sue illusioni, l’insulsaggine delle sue occupazioni e degli impegni o “impicci” inutili della vita rappresentati da tanti “pacchetti” che impediscono all’ometto di poter vivere. Cioè di non “perdere il suo treno”. In quest’ultima stazione della vita si incontrano i due “piccoli uomini”… I Greci definirono l’uomo così: Antròpos, Zoòn, Logòn, Ekòn. I due piccoli uomini risuonano di parole nella loro solitudine disperata. In attesa…