Anna Rosenberg

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titolo originale:

Anna Rosenberg

cast:

Claudia Gerini, Christophe Favre, Pasquale Greco

sceneggiatura:

André Delauré

fotografia:

Giorgio Tonti

scenografia:

Massimo Leotta

costumi:

Pierlorenzo Bassetti, Marco Gambedotti

musica:

Fabien Garosi

produzione:

Nymphéa Productions, FilmIn' Tuscany, Michaël Productions

paese:

Italia/Francia

anno:

2020

durata:

93'

formato:

colore

status:

Pronto (01/09/2020)

premi e festival:

  • Terra di Siena International Film Festival 2020: Concorso Cinema Italiano

La storia si svolge in Francia, in un giorno molto caldo.
Anna Rosenberg è stata convocata al commissariato, lei crede che sia per un affare di un furto di gioielli di cui sua cognata è stata vittima. Ma si renderà subito conto che non era questo il motivo della convocazione. Lei deve spiegare i motivi della crisi di collera e dei danni fatti in un ufficio postale. Raccontato ciò, il Capitano Jacques Duval, serio, intransigente, gli rimprovera e gli ricorda un caso di oltraggio a un agente di polizia avvenuto venti anni prima!
Poi, con l’appoggio del giovane Luogotenente Marco Scavino, Duval condanna la leggerezza con la quale, questa madre ha reagito davanti ai fatti e i problemi causati dai suoi figli quando erano adolescenti.
Segue una discussione sulla buona maniera di educare i bambini. Anna si commuove di constatare come la sua vita è stata schedata. Niente di più normale, poiché, secondo Duval “l’ignoto è potenzialmente risorsa di disordine”.
Quando accaldata per il forte calore, assetata a l’estremo, Anna vuole mettere fine a questa “semplice conversazione”, la sua stessa identità è messa in causa ; lei, i suoi documenti, il suo reddito, tutto dovrà essere verificato.
La sua “onorabile origine di ebrea errante” dice Duval, potrebbe mettere in discussione la sua contestata nazionalità francese!
La triste angoscia, di tanto più che è accusata di avere una doppia vita ; quella di contabile in ricerca di lavoro, licenziata dopo una delocalizzazione catastrofica della sua azienda, e quella di autore di romanzi di cui Duval trova le idee “di poca fantasia” e detestabili. Particolarmente quelle riguardo “il salario minimo mondiale”, “i giudizi di espulsione”, “ la condotta della polizia”, “la sessualità dei bambini”… tutti temi trattati nei suoi romanzi.
È su questi ultimi punti che il capitano è il più accusatore. Ai suoi occhi le ricerche fatte da Anna su internet sono atti perversi che gli hanno permesso di incontrare dei minorenni. E ricorda il caso d’Alysée, 14 anni, trovata in un posto abbandonato a fare l’amore con un ragazzo di 12 anni. La ragazza aveva nella suo zaino “Fatali Complicità” un romanzo di Anna. “Lei aveva sottolineato il passaggio in cui la nostra eroina disserta quello che dovrebbe essere l’educazione sessuale dei bambini”
Secondo Duval, che ragiona in fondamentalismi morali, c’è stato uno stupro ad un giovane ragazzo, e questa ragazza più grande raccontò tutto senza vergogna ad Anna, durante una chat con lei.
Anna si difende e contesta, spiegando con un approccio sbagliato, in effetti, il ragazzo è il figlio di Duval ! e sua moglie, lettrice di “Fatali Complicità” dopo “questo stupro” ha messo fine ai suoi giorni suicidandosi.
Il terrore di Anna è a l’estremo quando scopre che il climatizzatore era stato invertito per martirizzarla e che la porta di uscita è chiusa a chiave, per impedirgli di partire. Presa in trappola dal calunniatore e vendicatore, Anna supplica al luogotenente di aiutarla, ma è bloccato e succube del suo superiore, il giovane luogotenente lo asseconda.
Anna tenta di difendersi invitando il capitano a fare un esame di coscienza, non farà altro che aumentare la furia di Duval. In uno scambio di violenza, Duval con un colpo fatale blocca la laringe, il capitano fa zittire per sempre colei che nega le evidenze dei fatti da lui giudicati. È risaputo: “ Il primo che dice la verità, deve essere giustiziato”. Il caso è chiuso dopo quattro anni, Duval e il suo collega saranno prosciolti.

NOTE DI REGIA:
Un giorno, André Delauré mi ha proposto di leggere una sceneggiatura “ANNA ROSENBERG”, da subito il titolo ha svegliato il mio interesse, difatti, ho letto la sceneggiatura in un soffio solo, tuttavia, inizialmente ero perplesso perché mi sono detto : "é un solo atto e tutto avviene in un solo posto, e mi sembrava una sceneggiatura da teatro, e dunque molto particolare per un lungometraggio dove apparentemente non ci sono molte azioni, ma in realtà ci sono migliaia di azioni, delle espressioni, la tonalità della voce, gli sguardi, ed è un thriller, grazie ai movimenti della macchina da presa e del montaggio, vedremo « l’azione ».
É un film sperimentale, basato sulle regole base di un cinema classico, e, spiegherò bene questa parola, “sperimentale” da non confondere con “girare a caso”.
Nella storia del cinema, abbiamo visto che molti registi hanno provato a cambiare il linguaggio delle immagini, sono andati al di là della linea, al di là delle regole, e tuttavia ciò che hanno fatto, è stato di determinare nuove regole nella grammatica cinematografica.
Ho avuto la fortuna di poter lavorare con dei mentori come Giorgio Tonti, direttore della fotografia che ha illuminato i miei film dall'inizio della mia carriera, e ciò che ho compreso, è che se abbiamo la conoscenza delle parole, delle immagini, del modo di cui sono formati, e se conosciamo questa grammatica "ufficiale", eh bene, occorre andare più lontano, mi sono detto "Anna Rosenberg, è la Sfida!
Una sfida, questo è andare al di là delle regole in piena coscienza, e dunque di sperimentare un nuovo linguaggio, come l'hanno già fatto Orson Welles, Rossellini, Truffaut, Godard ecc…
Questo film, sarà un film d’azione nonostante ci troviamo sempre in uno stesso posto con tre personaggi, perché l'azione è data dalla tecnica di ripresa, l'illuminazione ed il montaggio. È un film dove prevarranno le immagini nate dalla forza della sceneggiatura con una struttura compatta.