Manodopera (opera seconda)

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Manodopera (Interdit aux chiens et aux italiens)

titolo originale:

Interdit aux chiens et aux italiens

titolo internazionale:

No dogs or Italians allowed

regia di:

fotografia:

Sara Sponga

animazioni:

Elie Chapuis, Marjolaine Parot

produzione:

Les Films du Tambour de Soie, Vivement Lundi !, GraffitiDoc, Nadasdy Film, Lux Fugit Film, con il contributo del Ministero della Cultura, con il sostegno di CNC, Centre du Cinéma et de l'Audiovisuel de la Fédération Wallonie-Bruxelles, Office Fédéral de la Culture, Eurimages, Film Commission Torino Piemonte

paese:

Francia/Italia/Svizzera/Belgio

anno:

2022

durata:

80'

formato:

colore

status:

In postproduzione (21/09/2021)

genere:

animazione

In un’affascinante animazione in pasta da modellare, la storia vera di Luigi, emigrante italiano che negli anni ’20 passa clandestinamente la frontiera delle Alpi e fonda una famiglia in Francia. Il racconto necessario di quando eravamo noi quelli a cui era vietato l’ingresso.

NOTE DI REGIA:
Prima di morire, mio padre mi ha parlato di un villaggio in Piemonte i cui abitanti avrebbero tutti il nostro cognome. Incuriosito dall'origine misteriosa di questo cognome, sono andato sul posto, dall'altro lato delle Alpi, a Ughettera, “la terra degli Ughetto”. Chi erano queste persone? Come hanno vissuto? Che cosa le ha fatte andar via e dove sono andate?
Grazie alle testimonianze di contadini piemontesi nati alla fine del XIX° secolo, rievoco il percorso di mio nonno, nato nello stesso luogo e nello stesso periodo, ed emigrato in Francia come migliaia d'altri italiani. E nel mio studio ridò vita a questo mondo scomparso, questa civiltà contadina che era quella dei miei nonni, il “ mondo dei vinti”, come lo chiama Nuto Revelli che ne ha raccolto le ultime parole.
Mettendo le mani nella pasta modellabile, ritrovando i loro gesti di lavoro, di vita, di sopravvivenza, mi interrogo sul lavoro stesso delle mie mani. Che cosa mi resta di loro, delle loro tecniche, del loro saper fare, dei loro paesaggi, della loro lingua, del loro immaginario? Che cosa è ancora vivo, in me, di questo mondo scomparso?