L'amore e la gloria - La giovane Deledda (opera prima)

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Trailer

titolo originale:

L'amore e la gloria - La giovane Deledda

cast:

Marisa Serra, Mario Olivieri, Monica Serra, Francesca Spano, Maria Teresa Campus, Stefano Cancellu, Angelo Trofa, Noa Giobbe, Andrea Nicolò Staffa, Tony Negroni, Nicolina De Montis, Marco Mazza, Gianluigi Moreddu, Elio Turno

sceneggiatura:

fotografia:

scenografia:

musica:

paese:

Italia

anno:

2024

durata:

100'

formato:

DCP - colore

aspect ratio:

4:3

uscito il:

18/05/2024

Nei dodici anni che vanno dal 1888 al 1900 si forma il carattere artistico di Grazia Deledda. Nel film viene narrata questa formazione a partire da quando diciassettenne pubblica sulla rivista “L’ultima Moda” il suo primo racconto Sangue Sardo fino al suo trasferimento a Roma, meta desiderata dei suoi sogni giovanili.
Gli accadimenti e le vicende di questo periodo narrate nel suo libro autobiografico postumo Cosima si possono riscontrare anche nel ricchissimo carteggio che la Deledda intrattenete con molte persone, uomini principalmente, con i quali instaura quasi sempre una dinamica di seduzione, di cui lei a volte finisce per invaghirsi e che in qualche caso si invaghiscono di lei. Innamoramenti virtuali senza mai essersi conosciuti di persona ma che alienavano il desiderio di evasione della fanciulla e le fanno sognare l’amore.
La Deledda trasporta i suoi primi turbamenti amorosi le passioni e le delusioni nei suoi racconti d’esordio, con una scrittura acerba e manierata. Traduce i suoi pensieri dalla lingua che usa abitualmente in casa, il logodurese all’italiano, senza non poche difficoltà.
La sua formazione si limita alla quarta elementare e il processo di crescita è principalmente da autodidatta. La sostiene però una grande determinazione e una fervida fantasia, aiutata dalle letture dei romanzi che trova in casa e che riesce a procurarsi. Supera con grande forza di volontà gli ostacoli di una condizione familiare convenzionale che vede nella pubblicazione dei suoi primi scritti motivi di imbarazzo nella piccola comunità nuorese dell’epoca.
Assorbe avidamente i racconti che i servi di casa raccontano nelle lunghe sere d’inverno attorno al fuoco e vive intensamente l’asprezza selvaggia della natura che circonda Nuoro, interiorizzandone lo spirito.
Sono queste le fonti da cui parte la sua fervida immaginazione per scrivere i suoi racconti e i suoi primi romanzi, in particolare La via del male che risente della sua formazione legata alla vita barbaricina.
Ormai già abbastanza nota, s’innamora perdutamente e solo per corrispondenza, di un critico letterario sardo che vive a Roma, Stanis Manca e ne subisce l’umiliazione quando lui, dopo essere venuto a Nuoro per incontrarla, la definisce
mignonne, criticando le sue aspirazioni letterarie. .
Con la sua determinazione trasforma questa delusione in forza, tramutando Stanis Manca da possibile innamorato a avversario a cui dimostrare tutto il proprio valore.
Con la pubblicazione dei suoi primi romanzi giovanili si completa il progressivo riconoscimento del suo valore letterario sia in Sardegna che fuori dall’isola.
Il film si conclude quando nel 1900 incontra Palmiro Madesani, un oscuro funzionario statale che ai suoi occhi ha il grande merito di poterla portare a Roma dove potrà, come nei suoi desideri, partecipare alla festa della vita.

NOTE DI REGIA:
L’idea che mi ha guidato nella realizzazione del film partiva dall’intenzione di indagare la nascita e lo sviluppo dell’originalità e della grandezza creativa di Grazia Deledda.
Il filo nascosto della narrazione sta infatti in un quesito che mi sono posta e a cui ho cercato di dare una risposta: in che modo si è verificato il passaggio che ha portato la giovanissima Grazzietta (com’era chiamata in casa) dall’essere una ragazzina che parlava il logudurese stretto, che possedeva una formazione scolastica limitata (ha frequentato solo fino alla quarta elementare) e che era inserita in un contesto sociale molto maschilista e tradizionale, a diventare una scrittrice riconosciuta fino all’ottenimento del premio Nobel?
Ciò che voglio mostrare è il movimento che è avvenuto nel corpo e nell’anima di questa ragazza minuta, anticonformista per l’epoca, determinata fino alla testardaggine, sognatrice e visionaria. Un movimento sostenuto da una fantasia sconfinata e da una immaginazione alimentata dall’ascolto e dalla vicinanza con il mondo dei servi e dei pastori che vivevano nella sua casa e che ha trovato nella scrittura la sua forma espressiva producendo una mole gigantesca di racconti, lettere, romanzi.
Grazia si esprimeva scrivendo. Le sue lettere sono la traccia del suo vissuto, il luogo in cui si mette a nudo a volte in modo romantico, ma sempre con autenticità e fierezza.
Il film si sviluppa principalmente su due piani nei quali sono raccontate, integrandosi, sia le vicende personali di Grazia sia la raffigurazione di alcune delle vicende presenti nei suoi racconti e nei suoi romanzi.
Il passaggio da un piano all’altro troverà la sua coesione nell’appartenenza delle vicende scritte nei racconti e nei romanzi allo stesso contesto sociale in cui è vissuta dalla scrittrice.
L’Amore e la Gloria è costruito sulla base di un principio osmotico per il quale i sentimenti le sensazioni, le esperienze, le emozioni di Grazia si trasferiscono nella sua scrittura in un continuo e reciproco travaso di immagini sia reali che fantastiche, tutto ciò che è servito a costituire il suo mondo immaginario. Il film dunque rende conto di questo scambio, di questo travaso tra mondo reale e mondo dell’immaginazione, annullando i confini e integrando le interazioni tra personaggi reali e personaggi di fantasia.