Alien Food (opera seconda)

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Alien Food

Alien Food

Alien Food

titolo originale:

Alien Food

regia di:

cast:

Giorgio Cugno, Victoria Mannoni, Nathalie Francone, Gabriele Rossi (II), Giulia Mercandino, Simonetta Ainardi, Massimo Valz Brenta, Maria Luisa Macchia, Gianmario Marras, Giovanni Foresti, Fabrizio Rosso, Antonio Fais, Lorena Taricco, Ugo Zamburru, Giampiero Abate, Loredana Fichera, Enrico Rambaud, Domenico Gerbaudo, Elyas Archillia, Vincenzo Leuzzi

sceneggiatura:

fotografia:

Igor Nogougic

montaggio:

scenografia:

musica:

Smokefade

produzione:

Ganglio Film, Nordic Factory, con il sostegno di Media-Europa Creativa, TFL - Torino Film Lab, Fondazione CRF, Film Commission Torino Piemonte

paese:

Italia/Danimarca

anno:

2022

formato:

colore

status:

In postproduzione (10/03/2022)

Chi siamo quando nessun ci guarda?
Cosa sono le nostre fantasie e fobie se noi non le condividiamo?
Dopo parecchi anni in comunità psichiatrica, Alberto( 40) va ad abitare con la famiglia di Vicky(12), dove dovrà adattarsi alla sua nuova vita, dividendo il proprio tempo tra le attività in comunità, la borsa lavoro e le regole della convivenza.
Silenziosamente Alberto inizia a non prendere più la sua terapia, che per anni lo ha aiutato a controllare i suoi demoni, oscurandone al contempo anche le emozioni e gli istinti. Vicky ama la fantascienza ed è molto diversa dai suoi famigliari; nel suo mondo pianeti distanti ed alieni sono qualcosa da esplorare. La ragazzina scopre che Alberto non sta più prendendo la terapia, portandolo così a condividere il suo segreto per la prima volta. Da questo momento in poi il loro legame diviene più forte.
Alberto svolge la sua borsa lavoro part-time in un magazzino dove, oltre a riparare i pc per la clientela, vengono recuperati materiali elettronici dismessi. Qui inizia a salvare segretamente sul suo hard-disk immagini e video presenti nei dispositivi in manutenzione. Attraverso la sua collezione, i frammenti delle vite degli altri, divengono una sorta di personale social network, con il quale Alberto cerca di colmare la propria solitudine, rielaborando se stesso ed il mondo esterno. Man-mano che questi files si amalgamano con il suo immaginario, la quotidianità diviene sempre più difficile da sopportare.
Vicky condivide con Alberto le sue ricerche riguardanti la montagna vicino a casa, ovvero il Monte Musinè, da lei considerato magico. I racconti di Vicky porteranno Alberto ad un confronto con i propri demoni, seppelliti per anni dalla sua quiete chimica, adesso nuovamente reali.
Questa amicizia, tra realtà e finzione, può esistere senza mettere a rischio la vita di entrambi?

NOTE DI REGIA:
Il mio primo contatto con la comunità psichiatrica è stato nel 2007, quando ho diretto un laboratorio di scrittura collettiva e storytelling. Non vi è voluto molto tempo per comprendere che le vere mura non erano quelle fisiche intorno agli spazi della comunità, ma le ben più spesse barriere relazionali fatte di stereotipi e pregiudizi.
L’amicizia nata con i partecipanti del laboratorio mi ha portato ad iniziare a raccogliere il materiale per la sceneggiatura di Alien Food. La struttura narrativa è basata sulla figura del suo protagonista, Alberto, di conseguenza il lavoro sulla costruzione del personaggio è stato ancor più determinante. Ci sono voluti circa due anni per modificare me stesso, sia fisicamente, che psicologicamente, così da poter essere Alberto. Ho passato parecchio tempo in una comunità psichiatrica protetta, così da poter metabolizzare al meglio le energie presenti in quel luogo, condividendo il più possibile con i miei nuovi amici. In tanti hanno supportato la mia ricerca, mostrando le proprie vite ed emozioni, nella speranza che Alberto potesse farsi portavoce della loro condizione. Da qui la scelta di non sviluppare un documentario, proprio perché credo profondamente che nel narrare alcune storie, molto spesso la finzione sia in grado di definire uno spazio interstiziale, attraverso il quale poter raccontare il quotidiano, preservando al contempo la dignità del reale.
Il mondo narrativo di Alien Food si manifesta su più livelli, come gli strati della coscienza di Alberto. La fobia per il cambiamento climatico, radicata sin nel passato del personaggio, ha contribuito fortemente alla sua deriva psicologica. Le vite delle persone che Alberto colleziona ed osserva sul proprio pc entrano a far parte del suo social network privato. Questo diviene il luogo dove lui può avere il “controllo” su tutto, seguendo ed osservando chiunque, senza essere obbligato a condividere se stesso; sentendosi protetto ed in qualche modo non più solo. Rielaborando le connessioni tra se stesso e il mondo esterno, il suo immaginario prende il sopravvento riempiendo i vuoti lasciati dal passato. Man mano che il suo viaggio verso la consapevolezza prosegue, uscendo dal chimico controllo della terapia, oltre a confrontarsi con le proprie emozioni, Alberto inizia sempre più ad accorgersi dei cambiamenti in atto nella nostra società.
Sin dall'inizio ho immaginato l'intero impianto narrativo come un metaforico POV del suo protagonista, infatti, la relazione tra realtà e finzione, incarnata dal pensiero e dalla sguardo di Alberto, definisce anche l'estetica e la fotografia dell'intero film.
L'aspetto delle immagini è stato mantenuto vicino alla realtà, utilizzando prevalentemente: camera a mano, tripode e steadycam. Questa scelta, seguendo il cambiamento di Alberto, è stata determinante per riportare l'evoluzione dell'intero impianto narrativo, garantendo la progressiva fusione tra i files trafugati e l'immaginario, sempre più vicini al reale.
Anche il suono è un aspetto chiave nella creazione del mondo di Alien Food, lasciando il più possibile spazio ad un sound design fortemente intrecciato con gli ambienti sonori. Tra questi assume grande rilevanza il rumore di una sorta di magma sotterraneo, che si muove strisciando dentro al protagonista, seguendone la deriva psicologica, come lava pronta ad emergere da sotto la superficie della narrazione.
Le immagini, unite alle riflessioni del protagonista, intendono portare l'attenzione sul tema del Neurocapitalismo e la relativa capitalizzazione di quelle emozioni che ci legano gli uni agli altri.
Ogni anno sempre più persone finiscono nell'indotto psichiatrico, un vero è proprio malessere alla base della società in cui viviamo, basti pensare che andando avanti di questo passo, entro il 2030 le patologie psichiatriche saranno la maggior causa di morte a livello mondiale, superando in percentuale le malattie cardiovascolari ed il cancro.
Alberto non è altro che una di quelle persone più sensibili, finite per essere schiacciate dal controllo, imposto sulle nostre emozioni, da parte di un nuovo sistema economico globale. Far percepire al pubblico il mondo attraverso gli occhi di Alberto, è un modo per portare l'attenzione su quello che sta accadendo intorno a tutti noi, facendo emergere le voci della moltitudine di persone che negli anni ho visto entrare nell'indotto psichiatrico, senza mai uscirne. Dalla linea dell'orizzonte all'ape intrappolata nei cristalli di neve, e dai salti gioiosi sul tappeto elastico alla visione destabilizzante delle sanguisughe, quello di Alberto non è che un viaggio fatto di corpo, mente, chimica, pixels, amicizia e pregiudizio, dolore e speranza, paura e gioia.