titolo originale:
La stanza degli altri
titolo internazionale:
The middle room
regia di:
cast:
Mietta Zugaro, Bousso Thiaw, Ibrahima Ba, Khadim Ba, Mohamadou Fadilou "momo" Ba
sceneggiatura:
fotografia:
montaggio:
musica:
produttore:
produzione:
Start, Rai Cinema, Noha Film, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte
distribuzione:
paese:
Italia / Svizzera
anno:
2026
durata:
79'
formato:
colore
status:
Pronto (13/05/2026)
Mietta è una settantenne in pensione che vive da sola in un elegante quartiere di Milano. Un tempo era giudice minorile, ma una famiglia sua non l’ha mai avuta. Tutto cambia quando Ibu, un amico senegalese, le chiede ospitalità provvisoria per sé e per la moglie Bousso, arrivata in Italia incinta. Allora Mietta decide di dare una svolta radicale alla sua vita: acquista un appartamento abbastanza grande per tutti e trasforma quella che doveva essere una soluzione temporanea in una convivenza a lungo termine. I tre si ritrovano così a condividere lo stesso spazio senza conoscersi veramente, mentre il piccolo Khadim cresce tra loro. Il film segue questa comune esperienza nel corso degli anni, rivelando tensioni, silenzi e conflitti che mettono alla prova l’equilibrio domestico, ma anche la possibilità di costruire una famiglia al di là dei legami di sangue, delle differenze culturali, economiche, etniche e generazionali.
Note di regia
Ero partito con la convinzione di raccontare una specie di favola moderna sulla convivenza, ma presto mi sono imbattuto in qualcosa di più problematico. Ho faticato a trovare un posto dentro questa storia, un po’ come i protagonisti stessi all’interno della casa. Mi muovevo in punta di piedi, con la pretesa di schivare tutti i miei pregiudizi, senza accorgermi che io per primo quella stanza degli altri la stavo dando per scontata. Ho cominciato a guardare alla complessità reale di questa esperienza con occhi nuovi, come a un’occasione per farsi delle domande sull’idea che abbiamo di accoglienza, di integrazione, di famiglia, sui rapporti di potere che queste implicano. Ma ho intravisto anche un potenziale umano, come se la vita, poi, infischiandosene di categorie, caselle, dubbi e ambiguità, alla fine trovasse un suo equilibrio, prendendo il sopravvento sulla tentazione di giudicare.