Altri padri (opera prima)

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Altri padri

titolo originale:

Altri padri

regia di:

sceneggiatura:

fotografia:

montaggio:

scenografia:

costumi:

Francesca Tamagnini

produzione:

Morol, Rai Cinema, con il contributo del Ministero della Cultura

paese:

Italia

anno:

2021

durata:

106'

formato:

colore

status:

Pronto (09/11/2021)

premi e festival:

Giulio, che vive in macchina dopo la separazione, viene fermato dalla polizia che trova una quantità ingente di cocaina nella sua auto. Ciò accade dopo che Giulio si è separato da Annalisa avendone scoperto l’adulterio. Dopo aver lasciato la casa di proprietà, l’ex moglie gli ha reso sempre più difficile vedere i bambini e quando Giulio nega alla donna il permesso di recarsi negli USA, per lavoro, insieme al nuovo compagno e i figli, Annalisa lo accusa di essere violento e per questo chiede una ordinanza restrittiva nei suoi confronti. Una drammatica udienza confermerà il provvedimento. Giulio viene fermato e arrestato subito dopo. In carcere, tuttavia, qualcosa in lui genera la reazione necessaria a ritrovare relazioni sociali con detenuti e istituzioni carcerarie e a intravedere un nuovo orizzonte. Un anno e mezzo dopo la sua entrata a Rebibbia, la poliziotta che lo ha arrestato chiede di vederlo. È l’inizio di un'evoluzione della sua storia personale che porterà ad un insospettabile colpo di scena.

NOTE DI REGIA:
Quando Gianluca Cerasola mi ha proposto la regia di Altri padri, ciò che mi è sembrato di grande interesse, è stato lo studio di ciò che accade quando un amore di lunga data finisce: il trauma è così profondo, soprattutto quando al centro c’è una famiglia con dei figli, da spingere entrambi a cercare di salvarsi dal dolore e dalle conseguenze materiali.
In realtà, conoscendo meglio il film – i film, come dicevano i grandi registi italiani del dopoguerra, ad un certo punto prendono vita propria e ti portano loro là dove devono arrivare – ho scoperto che c’erano altre sfumature, altrettanto interessanti.
Per esempio, il ruolo della donna. Annalisa, la protagonista, interpretata da Chiara Francini, sembra un personaggio privo di scrupoli: in realtà ho scritto per lei quella che, secondo me, è la battuta decisiva del film. “L’ amore non basta”. Il mondo degli uomini ha costruito la subordinazione della donna assegnandole il monopolio dei sentimenti e degli affetti: come se le ambizioni professionali, i progetti personali, i sogni di realizzazione più creativi appartenessero solo agli uomini. Annalisa crede di avere un talento, una sensibilità particolare per l’estetica di arredi e costumi ma
né il marito (che gli propone delle possibilità di lavoro simili al proprio), né il padre (che spingendola verso la laurea in legge fa più o meno lo stesso), sembrano essere in grado di accorgersene. Annalisa cerca il suo posto nel mondo e capisce che solo separandosi potrà avere qualche chance di trovarlo. Può apparire spietata, ma io, e anche il mio film, abbiamo imparato ad apprezzarne sia la fermezza che la lucidità: lo sguardo su di lei ne condivide i trasalimenti, più che giudicarla. Per certi versi è come se il film rileggesse, oggi, il mondo di Kramer contro Kramer.
Per concludere, quando ho letto la sceneggiatura ho pensato che il conflitto tra Annalisa e Giulio, il loro dolore, era il centro di gravitazione del film, ma presto mi sono reso conto di quanto fosse importante il momento della prigione (con il produttore abbiamo molto lottato per girare davvero a Rebibbia) e quanto il finale thriller e poliziesco potesse consentire allo spettatore di rileggere l’idea di relazione, di famiglia, di paternità in modo più complesso e molteplice. Altri padri, da questo punto di vista è un melodramma noir che vuole partire dal realismo di una condizione sociale per arrivare al cinema e al suo potere di farci comprendere le cose con un senso in più rispetto al mondo.