Era

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Era

Era

titolo originale:

Era

sceneggiatura:

montaggio:

scenografia:

paese:

Italia

anno:

2026

formato:

colore

status:

In postproduzione (23/11/2024)

Questa è la storia di un’anziana signora napoletana che, per contrastare quella data così antica presente nella carta d’identità, si tiene sempre in moto perpetuo: Lina è vitale, molto attiva, dirige e coordina una divertentissima associazione cattolica di vecchiette borghesi, si occupa della sorella e di suo nipote mai cresciuto, ma soprattutto continua ad esercitare il ruolo di mamma vecchio stampo nei confronti dei tre figli sessantenni in perenne crisi. Che sia una crisi economica, psicologica o, d’amore, Lina trova sempre il rimedio perfetto. Essendo vedova già da tanti anni resiste imperterrita ai continui attacchi dei figli che vorrebbero mandarla in un ospizio. Resiste, nel pieno del suo spirito vitale. Ogni giovedì, cascasse il mondo, ha due rituali: il primo è andare a trovare il marito al cimitero, il secondo è l’immancabile scopone in compagnia di sua sorella Maria. Lina ha anche uno spasimante, Don Eduardo, il vicino di casa dall’età indefinita che non perde occasione e fantasia per corteggiarla.
La nostra storia si sviluppa in un tono comico d’altri tempi ma, come in tutti i migliori racconti, succede
qualcosa di imprevisto e drammatico: Lina ha un malore.
La corsa verso l’ospedale è frenetica, vista l’età si teme il peggio, ma Lina ha la pellaccia dura e miracolosamente si riprende. Ora, però, non può rimanere da sola e deve scegliere tra andare all’ospizio o affidarsi ad una badante. Dopo un vero e proprio cast, viene scelta Amilà una donna dello Sri Lanka di circa cinquant’anni. Nonostante la comunità cingalese sia presente ed integrata a Napoli da moltissimi anni, Amilà non parla la lingua. Il rapporto con Lina non decolla, c’è diffidenza. Ma un altro avvenimento inaspettato cambierà le sorti dell’anziana padrona di casa: Amilà, non sostenendo più l’ostilità di Lina e dei suoi figli, sbotta. Erutta tutto il suo rancore e dispiacere… in un dialetto napoletano puro e perfetto. Tutti rimangono spiazzati; Lina apre gli occhi, si rende conto di aver esagerato e chiede scusa! Da quel momento finalmente si crea un rapporto vero e sincero tra le due donne. Lo stato di salute di Lina continua a decadere in modo inesorabile e Amila’ decide di prendere in mano la situazione. Con la sua energia, riesce a dare una smossa ai figli di Lina a far sentire la donna meno sola nell’ultimo periodo della sua vita.

NOTE DI REGIA:
Io sono il classico ragazzino cresciuto con sua nonna. Soprattutto durante l’estate passavo molto tempo con lei. In quel periodo avevo già sviluppato le mie caratteristiche di attenzione ai dettagli umani e al comportamento delle persone. Non esistevano telefonini, computer, pay tv e per potersi intrattenere bisogna avere fantasia. Casa di mia nonna era frequentata giornalmente dai suoi figli, nipoti, fratelli, amici e da un gruppo di vecchiette con cui condivideva l’esperienza religiosa. Tutti con problemi da risolvere, situazioni su cui confrontarsi. Ho passato intere giornate seduto sul divano ad osservare questo involontario e divertentissimo teatro vivente. Ma al di là del risvolto comico era sempre presente il “drammatico” lato umano, quello unico ed irripetibile.
Ho frequentato assiduamente mia nonna fino alla fine, anche durante l’ultima parte della vita quando veniva assistita da una volenterosa badante cingalese che a modo suo aveva imparato il dialetto napoletano.
Grazie a mia nonna e al suo mondo, mi sono arricchito come persona e come regista, mi è rimasto dentro sempre un grande rammarico; non aver raccontato il suo mondo con uno dei miei documentari dedicati a Napoli e adesso dopo tanti anni grazie al cinema ho avuto il privilegio e l’illusione di “farla rivivere”. Inoltre ho raccolto la sfida che mi lanciò fino alla fine il grande Mario Monicelli, che dopo aver visto i miei documentari dedicati a Napoli, rimase colpito dall’ironia presente in quei lavori e mi esortò ad affrontare la commedia anche nei film di finzione.
Penso che la storia sia molto originale e affronti in tono divertente temi importanti come quello della vecchiaia e dell’integrazione. Inoltre Napoli continua ad avere un’attenzione incredibile e questa storia senza rinunciare alla possibilità di raccontare cose importanti, attraverso il nobile tono leggero della commedia, sono certo che riuscirà a rimanere impressa. Infine in un periodo storico difficile, dove si ha difficoltà a parlare del presente, sfruttando il suo tono leggero, Era ha rappresentato un’ottima possibilità di mettere le mani in quello che accade intorno a noi, ogni giorno.
L’umile ambizione è sempre stata quella di far “rivivere” un po' Eduardo, anche il film francese “Quasi Amici”
è stato un moderno punto di riferimento.