titolo originale:
Oltre la linea - Storie scolpite nella roccia
regia di:
cast:
Giulio Venditti, Davide Carnevale
sceneggiatura:
fotografia:
produzione:
Sevenhalf Lab, Underwater Sfrix Project
distribuzione:
paese:
Italia
anno:
2025
durata:
15'
formato:
colore
status:
Pronto (25/01/2025)
Oltre la linea – Storie scolpite nella roccia segue un gruppo di speleologi che esplora la Grotta del Cavallone, un luogo che conserva numerose tracce del passato, tra cui le iscrizioni lasciate dai profughi durante la Seconda Guerra Mondiale. Il documentario ripercorre la storia di quel periodo attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quegli eventi, tra cui un anziano che ha contribuito anche alla costruzione della teleferica che oggi permette di accedere alla grotta. Un viaggio tra passato e presente, in cui la memoria di quei momenti storici riaffiora attraverso la roccia e le voci di chi ha contribuito a scrivere questo capitolo di storia.
NOTE DI REGIA:
La Grotta del Cavallone è uno di quegli spazi in cui il tempo sembra fermarsi, ma in realtà continua a sedimentarsi, strato dopo strato, come la roccia stessa. Quando sono entrata lì per la prima volta, ho avuto la sensazione di attraversare qualcosa di vivo. Le scritte lasciate dai rifugiati durante la Seconda Guerra Mondiale mi hanno colpita subito. Non sono segni lontani, o storia astratta: sono gesti umani, nomi, date, parole incise per non scomparire. Da lì è nato il desiderio di ascoltare quelle voci. Seguire gli speleologi è stato un modo per entrare in quel mondo con rispetto. Il loro modo di muoversi, lento, preciso, quasi in silenzio, mi ha insegnato a guardare. A fermarmi. La grotta non si conquista, si attraversa. E ogni passo è una scoperta, ma anche una responsabilità. Ricordo le mattine in cui ci svegliavamo alle quattro per salire, con il buio ancora pieno intorno, aspettando la luce. L’alba, lì, non è solo un momento visivo: è un passaggio. Dal freddo della notte al respiro del giorno, dal buio della grotta alla vastità del paesaggio. Questa alternanza tra interno ed esterno, tra oscurità e luce, è diventata parte del linguaggio del film. Le testimonianze delle persone del luogo, e in particolare quella dell’anziano che ha vissuto quegli anni e ha costruito la cestovia, hanno dato corpo alla memoria. Per me, “Oltre la Linea” è un film sulla memoria, ma anche sulla natura incontaminata, su ciò che resiste senza bisogno di essere spiegato. È un tentativo di stare in ascolto, di lasciarsi attraversare da un luogo e dalle sue storie, senza imporre uno sguardo, ma costruendolo passo dopo passo. Perché a volte basta una parola incisa per sentirsi improvvisamente molto vicini al nostro passato.