titolo originale:
Foldszint
titolo internazionale:
Ground floor
regia di:
cast:
sceneggiatura:
Gábor Reisz, Éva Schulze
fotografia:
Kristóf Becsey
montaggio:
scenografia:
Zsófia Tasnádi
costumi:
Rebeka Hatházi
musica:
Gábor Reisz, András Kálmán
produttore:
produzione:
distribuzione:
vendite estere:
paese:
Ungheria/Italia
anno:
2026
durata:
108'
formato:
colore
status:
Pronto (23/07/2026)
premi e festival:
Alla vigilia della partenza per le vacanze estive con la moglie Vera, Kristóf scopre inaspettatamente della muffa nera sul muro dietro l’armadio. Sopraffatto dalla situazione e convinto che sia causata da una perdita d’acqua da qualche parte nell’edificio, inizia a bussare alle porte dei vicini per scoprirne l’origine. Quello che sembra un semplice problema di manutenzione finisce presto per trasformarsi in una tragicomica rivoluzione condominiale, costringendo Kristóf ad affrontare non solo un palazzo in rovina, ma anche le crepe più profonde della società ungherese contemporanea.
NOTE DI REGIA:
Questa storia è stata scritta prima delle elezioni ungheresi dell’aprile 2026. Per sedici anni, un governo corrotto ha governato il Paese, soffocando il pensiero critico e prendendo il controllo di ogni aspetto della vita. In questo clima soffocante, per molti l’unica difesa era restare fuori dai giochi, mentre anno dopo anno si affievoliva la speranza di poter fare qualcosa per il proprio futuro.
Il protagonista del film, Kristóf Méhn, è un uomo la cui apatia è ulteriormente alimentata dal dolore personale e dalla perdita del padre. Il giorno in cui scopre che sta per diventare padre, trova per caso della muffa nera sul muro del suo appartamento. Il film racconta le poche ore che seguono, dal venerdì pomeriggio alla mattina successiva: il risveglio dall’apatia e il dramma della sua relazione. L’indagine tragicomica diventa la ribellione di un piccolo uomo, che alla fine conduce a una rivoluzione.
Lo stile visivo del film è caratterizzato da una deliberata commistione di microrealismo e linguaggio documentaristico e, man mano che gli incontri con gli abitanti si moltiplicano, cresce anche l’assurdità delle situazioni. Con l’avanzare della trama, Kristóf scopre sempre più cose e le sue reazioni si fanno via via più estreme; il ritmo del film accelera e diventa sempre più incalzante. Una fonte d’ispirazione fondamentale è stata la Rapsodia ungherese n. 2 in do diesis minore di Franz Liszt, che racchiude essenzialmente l’atmosfera dell’intero film.
La mia intenzione iniziale era rompere il silenzio, risvegliandomi dalla mia stessa apatia. Non sapevo allora che le elezioni di aprile avrebbero rispecchiato esattamente questo risveglio. E anche se il presente in cui è ambientato il film è ormai diventato storia recente, continuo a credere che il suo significato sia importante: dobbiamo batterci non solo per noi stessi, ma anche per la nostra comunità, per il tipo di casa in cui vogliamo vivere.