titolo originale:
La leggenda del deserto
regia di:
cast:
Carolina De Lillo Magliulo, Alien Abderrahmam, Bashir Fadel, Najat Salec, Junis Selma, Safia
sceneggiatura:
fotografia:
montaggio:
musica:
produttore:
produzione:
distribuzione:
paese:
Italia
anno:
2026
durata:
69'
formato:
colore
status:
Pronto (18/05/2026)
premi e festival:
Negli anni ’90, una bambina di otto anni, Carolina, viene portata nel deserto del Sahara. Lì incontra i Saharawi, un popolo costretto all’esilio dopo essere stato cacciato dalla propria terra. In quei campi profughi sospesi nel tempo cresce l’idea che il ritorno a casa sia imminente, grazie alla promessa di un referendum che restituirà il Sahara Occidentale al suo popolo. Un giorno, mentre la piccola Carolina cammina tra le dune, un vento improvviso la travolge e la trascina in avanti nel tempo. Trent’anni dopo: è di nuovo lei, ma adulta. Si ritrova nello stesso deserto, vede ancora gli stessi volti, ma ora sono segnati dagli anni. I bambini che aveva conosciuto sono diventati adulti e una nuova generazione ha preso il loro posto: bambini appena rientrati da Napoli, dove sono stati accolti lontano dal deserto, compiendo un viaggio opposto al suo. Attraverso i loro incontri, la protagonista intraprende una ricerca intima e collettiva sul significato di “casa” per chi vive in esilio. Nel confronto tra passato e presente, tra infanzia e maturità, emerge una verità amara: il referendum tanto atteso dai Saharawi si è trasformato in un miraggio lontano. E mentre la speranza si consuma lentamente, una nuova, inquietante prospettiva prende forma.
Note di regia
Tre anni fa mi sono imbattuta nelle immagini di un viaggio fatto da mia sorella Carolina all’età di
otto anni nel deserto del Sahara. Guardando quei filmini di famiglia, mi sono chiesta cosa significhi
per una bambina trovarsi improvvisamente in uno scenario così diverso dal proprio e crescere,
anche solo per un momento, dentro una realtà segnata dall’attesa e dalla precarietà.
Da quella domanda è nato il desiderio di intraprendere un secondo viaggio nei campi profughi
Saharawi e ritrovare quel popolo gentile e accogliente incontrato anni prima.
Il film nasce da questo ritorno: tornare negli stessi luoghi cercando di mantenere lo stesso punto
di vista, quello di una bambina diventata oggi una giovane donna. Attraverso incontri e
conversazioni con bambini di ieri e di oggi, il film prova a interrogarsi sul significato della parola
casa.
Il dialogo tra le immagini del passato e quelle del presente mette in luce non solo il cambiamento
dei luoghi e delle persone incontrate, ma anche una trasformazione del nostro sguardo. Attraverso
le testimonianze emerge una riflessione sull’attesa, sul senso di abbandono e sulla difficoltà di
immaginare un futuro quando il tempo sembra fermo e le possibilità di cambiamento sempre più
lontane.
Una domanda attraversa il film: cosa significa crescere in una condizione di sospensione, sentendo
che le soluzioni 25 anni fa sembravano a portata di mano diventano sempre più un miraggio?
Cosa accade quando pur di tenere in vita la speranza si desidera la guerra?
A queste domande ho provato a dare voce affidandomi allo sguardo di Carolina, che riporta il
dialogo su un piano personale e collettiva insieme: “E se un giorno anche io facessi parte di chi
dimentica?”
Realizzare questo film è stata prima di tutto un’esperienza umana, che mi ha costretta a
interrogarmi sulle nostre responsabilità che abbiamo verso storie che troppo spesso restano ai
margini.
La voce della Carolina bambina accompagna il racconto come una presenza sospesa nel tempo. Il
suo sguardo infantile diventa una domanda rivolta al futuro, nella speranza che tutto ciò che il
vento le ha mostrato non si realizzi mai; che non si arrivi a un tempo privo di una verità e una
giustizia comune. Ma chi guarda sa che questa speranza è vana, perché il futuro immaginato da
quella bambina coincide già con il nostro presente.