Dry Sicily - Appunti dalla frontiera climatica

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Dry Sicily - Appunti dalla frontiera climatica

Dry Sicily - Appunti dalla frontiera climatica

titolo originale:

Dry Sicily - Appunti dalla frontiera climatica

titolo internazionale:

Dry Sicily - Notes from the climate frontier

fotografia:

montaggio:

musica:

paese:

Italia

anno:

2025

durata:

51'

formato:

colore

status:

Pronto (23/02/2025)

In Sicilia l’acqua scompare senza rumore. I laghi si ritirano, le dighe si screpolano, i campi si spaccano. Ma questa non è solo una crisi locale: è il volto visibile di un Mediterraneo che si prosciuga. Qui, con chiarezza drammatica, si manifesta ciò che accade in molte aree del Sud globale — dove il cambiamento climatico incontra fragilità infrastrutturali, lentezze politiche, modelli di sviluppo inadeguati.
Dry Sicily racconta questa crisi attraversando i principali invasi dell’isola, intrecciando la realtà naturale dei luoghi con le voci di chi ogni giorno affronta la sete: agricoltori, imprenditori, funzionari regionali, famiglie, tecnici, attivisti. Le immagini mostrano bacini svuotati, terre arse, silenzi densi. Ma il documentario non si limita a osservare: interroga la storia idrica della Sicilia, scava nelle responsabilità di lungo corso.
La siccità non nasce oggi. È il risultato di una somma di fattori strutturali. Non si tratta solo di assenza di pioggia, ma anche di un clima che cambia: temperature in aumento, evaporazione accelerata, stagioni alterate. A tutto questo si aggiungono scelte politiche miopi, infrastrutture trascurate, una rete idrica obsoleta che disperde oltre il 50% dell’acqua prima che raggiunga campi e rubinetti.
Nessuna voce spiega tutto. Ma tutte, insieme, aprono una domanda. Il film si costruisce per frammenti che si incastrano: testimonianze, dettagli, assenze. Lo sguardo non invade: osserva. Si muove tra gesti, vuoti, linee di costa ritirate. Il paesaggio diventa soggetto, il silenzio prende parola. Le immagini non solo illustrano, ma evocano — per raccontare, lentamente, una crisi collettiva.
La Sicilia è storicamente abituata a convivere con la scarsità d’acqua. Ma oggi si trova al centro di una trasformazione profonda. Il deserto avanza, le precipitazioni sono diminuite di oltre il 40% dal 2003, e nel 2021 l’isola ha registrato il record europeo di temperatura: 48,8°C. Nel marzo 2024, secondo l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica, gli invasi per uso potabile erano al 10% della loro capacità. Rispetto a settembre 2023, sono stati persi oltre 315 milioni di metri cubi d’acqua: il 64% delle riserve. Una crisi straordinaria, senza precedenti nella storia recente. Dry Sicily è un film sulla sete — fisica, materiale, sistemica — ma anche sull’attesa, sulla trasformazione e sulla vulnerabilità. Un documentario che riguarda la Sicilia, ma parla del Mediterraneo. E di noi tutti.

Note di regia

Dry Sicily nasce da un’urgenza. Quella di raccontare una crisi che in Sicilia è evidente a occhio nudo, ma che troppo spesso resta fuori fuoco nel dibattito pubblico. Abbiamo attraversato l’isola da ovest a est, visitando alcuni tra i principali bacini idrici. In ogni tappa abbiamo incontrato volti, raccolto storie, osservato paesaggi che si stavano trasformando.
L’approccio del film è stato sin dall’inizio quello dell’ascolto. Non volevamo costruire un documentario didascalico o a tesi, ma lasciare spazio alla realtà. Abbiamo scelto di muoverci tra gli estremi di una narrazione civile e uno sguardo contemplativo. Le immagini servono a dare corpo a ciò che le parole non sempre riescono a dire: la distanza tra una diga piena e una diga vuota, la linea fangosa che resta quando l’acqua se ne va, il tempo che passa tra una stagione e l’altra senza pioggia.
Ci hanno ispirato due modi diversi ma profondamente affini di fare cinema: quello che entra nelle pieghe della realtà attraverso l’osservazione; e poi quello che dà voce a chi spesso resta ai margini, intrecciando testimonianza e sguardo politico. Dry Sicily si muove tra questi due modelli, cercando una propria forma, radicata nel presente ma aperta alla complessità.
Quello che raccontiamo non è solo un problema climatico. È anche una questione di infrastrutture, di memoria, di scelte politiche mancate, di abbandono. È una storia che riguarda la Sicilia, certo, ma che parla a tutto il Mediterraneo. E, forse, a molto più lontano di così.