C'era una volta a Viareggio

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C'era una volta a Viareggio

C'era una volta a Viareggio

titolo originale:

C'era una volta a Viareggio

regia di:

cast:

Antonio Agostini, Lorenzo Azzi, Michele Boroni, Orio Caldiron, Tilde Corsi, Camilla Colaprete, Luigi Ceragioli, Fabrizio Diolaiuti, Marina Fabbri, Fabio Genovesi, Gianfranco Giagni, Giorgio Gosetti, Umberto Guidi, Felice Laudadio, Giulio Marlia, Thomas Martinelli, Pier Milanese, Sandro Moiso, Camille Nevers, Michele Pellegrini, Alessandro Russo, Giampaolo Simi, Michele Soavi, Elena Torre, Carlo Valli, Renato Venturelli, Daniele Verona, Adrian Wootton, Ilaria Zengarini

fotografia:

montaggio:

produzione:

paese:

Italia

anno:

2026

durata:

94'

formato:

colore

status:

Pronto (13/08/2026)

Il 20 giugno 1992, un giovane regista americano ancora sconosciuto arriva a Viareggio per presentare il suo film d’esordio. Ha 29 anni, si chiama Quentin Tarantino e, poche settimane prima, ha mostrato Reservoir Dogs a una proiezione di mezzanotte del mercato del Festival di Cannes.
Invitato dal Noir in Festival di Viareggio, Tarantino è elettrizzato all’idea di proiettare il suo film davanti a un vero pubblico di appassionati. Per qualche giorno trascorre le giornate al Cinema Politeama, commentando ad alta voce i film e inginocchiandosi in adorazione davanti ai suoi registi preferiti, come un fan incontenibile che viene presto soprannominato ‘Il Matto’.
Trent’anni dopo, i ricordi di chi lo ha incontrato si intrecciano e si contraddicono in un racconto corale in cui verità e leggenda si confondono. Alle memorie fragili e soggettive di chi c’era – o dice di esserci stato – si contrappongono immagini di oggetti concreti: locandine, gadget, VHS, giocattoli e memorabilia tarantiniani; feticci collezionati, conservati ed esibiti. Se i ricordi sono fragili e ingannevoli, gli oggetti non mentono: restituiscono un’epoca, un certo modo di vivere il cinema e di essere spettatori.
C’era una volta a Viareggio è un film sulla memoria dello spettatore, sul piacere condiviso del cinema in sala, sull’importanza dei festival come luoghi di scoperta, passione e incontro. Un gioco di specchi tra ciò che è accaduto e ciò che ricordiamo, tra ciò che abbiamo visto e ciò che abbiamo deciso di portare con noi.