titolo originale:
Imperium
regia di:
sceneggiatura:
montaggio:
Sergey Loznitsa, Audinga Kucinskaite
musica:
Vladimir Tarasov
produttore:
produzione:
Essential Filmproduktion, Kino Produzioni, Société Parisienne de Production, Studio Uljana Kim, Arte, Rai Cinema, Luce Cinecittà, CSC - Centro Sperimentale di Cinematografia, AAMOD Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, con il sostegno di The Federal Government Commissioner for Culture and the Media (BKM), Creative Europe MEDIA, Lithuanian Film Centre
vendite estere:
paese:
Germania/Italia/Francia/Lituania
anno:
2026
durata:
176'
formato:
colore
status:
Pronto (23/07/2026)
premi e festival:
Imperium è un sorprendente viaggio per immagini nella vastità dell’Unione Sovietica, realizzato interamente con materiali d’archivio dimenticati da tempo, girati tra il 1970 e il 1973 da cineasti italiani. Dalle coste artiche ai deserti dell’Asia centrale, dai Carpazi al Pacifico, il film restituisce il mosaico di culture che lo Stato sovietico cercò di uniformare. Da Mosca fino ai villaggi più remoti, dove tradizioni secolari continuavano a sopravvivere, il percorso mette in luce il progressivo affievolirsi del potere centrale. Senza voce fuori campo né commento, sono le immagini stesse a rivelare un paradosso: un impero che proclamava l’unità mentre governava mondi profondamente eterogenei. Attraverso questi rari frammenti di vita quotidiana, Imperium porta alla luce le dinamiche coloniali, spesso celate, dell’URSS e la silenziosa resilienza dei suoi molti popoli. Più che un documento storico, il film diventa una lente attraverso cui leggere le fratture e le tensioni geopolitiche che ancora oggi attraversano lo spazio post-sovietico.
NOTE DI REGIA:
Nel corso della storia del cinema non sono mancati i tentativi di raccontare una formazione statale così singolare come l’Unione Sovietica. Il più celebre è Šestaja čast’ mira (La sesta parte del mondo) di Dziga Vertov, un film costruito attorno all’ideologia, al commercio e alla geografia. Per caso, come spesso accade, sono venuto a conoscenza di un tesoro conservato presso l’archivio AAMOD di Roma e ne ho subito intuito il potenziale. Tra il 1970 e il 1973, un gruppo di cineasti italiani attraversò oltre venti regioni dell’Unione Sovietica per documentarne la straordinaria varietà culturale, sociale e religiosa. Per ampiezza, si trattò del più grande progetto mai realizzato nell’URSS da cineasti stranieri. Un’opera unica, tanto per il punto di vista quanto per la portata, che offre la possibilità di esplorare gli angoli più remoti del Paese e la diversità culturale dei popoli che, per un periodo, vissero insieme all’interno di quella complessa costruzione statale, destinata a scomparire nel 1991. Non potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione.