titolo originale:
I nostri anni
titolo internazionale:
The years of our loves
regia di:
cast:
Virgilio Biei, Giuseppe Boccalatte, Piero Franzo, Massimo Miride, Diego Canteri, Luigi Salerno, Enrico Saletti
sceneggiatura:
fotografia:
montaggio:
scenografia:
costumi:
produttore:
produzione:
Axelotil Film, Tele +, Sottodiciotto Film Festival 2026: Anteprima del Restauro
distribuzione:
vendite estere:
paese:
Italia
anno:
2000
durata:
90'
formato:
35mm/4K - colore
aspect ratio:
1.66:1
sonoro:
Dolby SR
uscito il:
11/05/2001
premi e festival:
Alberto e Natalino sono due vecchi che durante la guerra hanno condiviso l’esperienza partigiana sulle montagne del Piemonte. Durante la Resistenza i due, più un terzo giovanissimo compagno chiamato Silurino, erano legati da un’amicizia molto forte.
Ora conducono vite diverse: Natalino vive solo in montagna, mentre Alberto, ormai vedovo, vive in città e trascorre le estati in un pensionato.
Un giorno Natalino viene contattato da un ricercatore universitario per un’intervista. Nello stesso momento Alberto entra in confidenza con Umberto, un vecchio signore costretto su una sedia a rotelle.
Da questo momento il passato si intreccia con il presente. Vediamo le immagini di alcuni partigiani in fuga durante un rastrellamento. Tra loro i tre amici. Silurino è gravemente ferito, come altri quattro compagni. Natalino va a cercare aiuto, mentre Alberto resta con i feriti. Di ritorno, dopo essersi allontanato un momento, Alberto assiste al massacro di Silurino e degli altri da parte di un gruppo di brigate nere.
Si torna al presente. Nel pensionato Alberto e Umberto raggiungono una certa complicità, ma l’ultimo giorno Alberto si rende conto all’improvviso che Umberto è l’ufficiale delle brigate nere responsabile della morte dei suoi amici. Turbato, raggiunge Natalino e gli propone di uccidere Umberto. Dopo qualche perplessità, Natalino decide di accompagnarlo, ma, poco per volta, i due amici dimenticano lo scopo della loro missione e si ritrovano sospesi nel tempo della memoria.
Il film è stato restaurato in 4K dal Museo Nazionale del Cinema grazie al progetto europeo A Season of Classic Films, iniziativa dell’ACE(Association des Cinémathèques Européennes), sostenuta dal programma MEDIA EU Creative Europe.
NOTE DI REGIA:
Confrontarsi dopo tutto questo tempo con un film la cui ideazione mi ha accompagnato per tutti gli anni della giovinezza significa anche ripensare a quanto questo film abbia ancora molte cose da dire in questi nostri di anni. Gli anni dei miei protagonisti, nonostante sembrino persi e sospesi in una dimensione spazio-temporale rarefatta, dimenticata in qualche angolo della storia, gridano ancora in questo nostro periodo storico, in questi nostri giorni atroci e, fino a un po’ di tempo fa, impensabili. Il film restaurato prende vita nuova, le immagini sono più vivide che mai e questo rende ancora più urgente e necessario uno dei nodi centrali di questo film, di questa storia: se sia possibile avere un rapporto etico con la violenza, se sia possibile mantenere come essere umano quella dignità che per preservare bisogna essere anche pronti a combattere, ribadendo fino alla fine che gli esseri umani, se sono tutti uguali nelle premesse, non lo possono essere rispetto alle azioni che si compiono e le idee che si abbracciano. “C’era la guerra, eravamo tutti soldati”. Così, cercando una giustificazione morale che appiattisca le responsabilità, sostiene quel vecchio che una volta da giovane era stato orgogliosamente ferocemente fascista; e a queste parole, con fermezza e serenità, uno dei due vecchi partigiani risponde: “io non sono mai stato un soldato”.