titolo originale:
Corpi estranei
regia di:
cast:
Marianna Rotolo, Francesco Infurna
sceneggiatura:
fotografia:
Gabriel Lufrano
montaggio:
Maria Francesca Begossi, Giovanni Benedetto
scenografia:
Giovanni Burgio
produttore:
produzione:
distribuzione:
vendite estere:
paese:
Italia
anno:
2025
durata:
20'09"
formato:
colore
status:
Pronto (10/02/2025)
premi e festival:
Da poco fuggita di casa, una ragazza si trova in viaggio con un giovane scultore alla ricerca di una fonte d’acqua. Carichi della loro solitudine, si accompagnano attraverso lande brulle e aride, dove la terra si insinua come confine e collante tra di loro, alimentando il loro fuoco. Nel frattempo, dalle viscere di una misteriosa galleria abbandonata, pare alzarsi un richiamo…
NOTE DI REGIA:
Il film vuole insinuarsi silenziosamente in un rapporto dai confini ambigui, impulsivo e intenso quanto repulsivo. In questo percorso di svelamento della propria vulnerabilità, i due personaggi si scontrano con due modi diversi di contrastarla, e quindi di contrastarsi. Di conseguenza, anche il corpo dello spettatore si trova coinvolto in questo silenzioso gioco di attrazione-repulsione. Il formato scelto, 1.66:1, riflette questa ambiguità: situato tra l’intimità del 4:3 e l’apertura del 16:9, permette di oscillare tra chiusura e respiro, come le stesse inquadrature. Il deserto rispecchia questa ambiguità e nudità emotiva, fungendo da simbolo di vuoto quanto di una catarsi imminente, grazie anche alla labilità del suo confine. L’incontro dei protagonisti, improvviso come un miraggio, li obbliga a stare di fronte a se stessi. Il film risulta come un mio tentativo di ricerca del rapporto con una terra nuda e vera, e di quanto sciogliersi in essa porti a guardarsi davvero: è l’esperienza che ho fatto io in questa immersione, e che ho cercato di trasmettere a chi è salito su questa piccola grande auto con tanti, tanti chilometri da percorrere.
L’unico modo per connettersi a qualcosa che embrionalmente era già dentro di me era entrare io in primis in rapporto con quella sensazione viscerale che tanto mi interessava; il resto sarebbe venuto da sé. Sempre per questo motivo, in quanto regista, ho deciso di espandermi, e curare vari aspetti del film oltre alla regia (tra cui location scouting, musica e sound design, parte del montaggio), creando un percorso unitario e mai solitario. Tra questi, penso sia di particolare nota il lavoro sul sound design. Il pensiero sul suono è stato incessante e forse l’unico vero elemento che ha funto da torcia anche nei momenti di confusione e buio in fase di scrittura. In parallelo alla sceneggiatura ho sempre tenuto traccia di quella che mi piaceva indicare come regia sonora, cioè una narrazione altra di alcuni luoghi o elementi, che visivamente dovevano restare sul piano della realtà, per trascendervi invece sul piano sonoro. Come presenza invisibile ed evanescente in un territorio di non detti e polisemia, il lavoro sul sound design ha coinciso, concretamente, con il crollo delle maschere del film, e quindi una più effettiva ricerca di un’identità.