titolo originale:
Tutti giù per terra
titolo internazionale:
We al fall down
regia di:
cast:
Cinzia Scaglione, Beatrice Stella, Tommaso Ragno, Andrea Bonella, Dalila Aprile, Maria Rosaria Russo, Rocco Ruslan Turcan, Giuseppe Francesco Capitolino, Marica Roberto
sceneggiatura:
fotografia:
montaggio:
scenografia:
costumi:
Sara Butera, Martina Schiavoni
musica:
M Side
produzione:
paese:
Italia
anno:
2025
durata:
19'
formato:
colore
status:
Pronto (01/10/2025)
premi e festival:
Tutti Giù per Terra è un dramma psicologico intenso che esplora le conseguenze durature del trauma e della violenza di genere. Il film racconta la storia di Viola, una donna segnata da un brutale episodio di bullismo vissuto da bambina e da una violenza sessuale subita in età adulta.
La narrazione si muove fluidamente tra passato e presente: Viola bambina, umiliata e aggredita da un gruppo di coetanei; Viola adulta, che racconta la sua recente aggressione ad Alberto, un commissario di polizia che desidera aiutarla ma si trova anch’egli impotente di fronte a un sistema spezzato.
Mescolando un realismo crudo a sequenze oniriche e di memoria, il film utilizza un linguaggio simbolico per esplorare dolore, memoria e la persistente cultura della sopraffazione. Al centro di Tutti Giù per Terra vi è una riflessione sui limiti della giustizia e sull’impossibilità di superare pienamente il trauma. Eppure, tra le ombre, resta uno spazio per una speranza fragile e sospesa.
NOTA DI REGIA:
Con Tutti Giù per Terra sono tornato al cortometraggio per indagare come la violenza—soprattutto quella di genere—si incida nel corpo e nella memoria, diventando una forza invisibile ma costante. La storia di Viola non parla solo di trauma, ma dell’impossibilità di liberarsene, e della complicità silenziosa di un sistema che troppo spesso non ascolta, non protegge, non comprende.
Il film si muove tra realismo e sogno, tra presente e passato, perché così funziona il trauma: distorce il tempo, confonde la realtà, ti intrappola nella ripetizione. Ma anche nei luoghi più bui, credo che il cinema possa creare uno spazio per qualcosa di tenero: non una redenzione, forse, ma una forma di resistenza. Non una chiusura, ma l’inizio fragile di una voce che reclama la propria storia.