Tutti giù per terra

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Tutti giù per terra

Tutti giù per terra

titolo originale:

Tutti giù per terra

titolo internazionale:

We al fall down

cast:

Cinzia Scaglione, Beatrice Stella, Tommaso Ragno, Andrea Bonella, Dalila Aprile, Maria Rosaria Russo, Rocco Ruslan Turcan, Giuseppe Francesco Capitolino, Marica Roberto

sceneggiatura:

fotografia:

montaggio:

scenografia:

costumi:

Sara Butera, Martina Schiavoni

musica:

M Side

produzione:

paese:

Italia

anno:

2025

durata:

19'

formato:

colore

status:

Pronto (01/10/2025)

premi e festival:

  • Los Angeles - Italia 2026: Docu is Beautiful
  • Festa del Cinema di Roma 2024: Alice nella Città - Onde Corte
  • Nastri d’Argento 2026: Menzione speciale per il sociale
  • Festival Internacional de Cine de Lanzarote 2026: Competition
  • Mònde Fest – Festa del Cinema su Cammini 2026: Panorama Kids & Generation

Tutti Giù per Terra è un dramma psicologico intenso che esplora le conseguenze durature del trauma e della violenza di genere. Il film racconta la storia di Viola, una donna segnata da un brutale episodio di bullismo vissuto da bambina e da una violenza sessuale subita in età adulta.
La narrazione si muove fluidamente tra passato e presente: Viola bambina, umiliata e aggredita da un gruppo di coetanei; Viola adulta, che racconta la sua recente aggressione ad Alberto, un commissario di polizia che desidera aiutarla ma si trova anch’egli impotente di fronte a un sistema spezzato.
Mescolando un realismo crudo a sequenze oniriche e di memoria, il film utilizza un linguaggio simbolico per esplorare dolore, memoria e la persistente cultura della sopraffazione. Al centro di Tutti Giù per Terra vi è una riflessione sui limiti della giustizia e sull’impossibilità di superare pienamente il trauma. Eppure, tra le ombre, resta uno spazio per una speranza fragile e sospesa.

NOTA DI REGIA:
Con Tutti Giù per Terra sono tornato al cortometraggio per indagare come la violenza—soprattutto quella di genere—si incida nel corpo e nella memoria, diventando una forza invisibile ma costante. La storia di Viola non parla solo di trauma, ma dell’impossibilità di liberarsene, e della complicità silenziosa di un sistema che troppo spesso non ascolta, non protegge, non comprende.
Il film si muove tra realismo e sogno, tra presente e passato, perché così funziona il trauma: distorce il tempo, confonde la realtà, ti intrappola nella ripetizione. Ma anche nei luoghi più bui, credo che il cinema possa creare uno spazio per qualcosa di tenero: non una redenzione, forse, ma una forma di resistenza. Non una chiusura, ma l’inizio fragile di una voce che reclama la propria storia.