La seconda via (opera prima)

vedi anche

sito ufficiale

promo

titolo originale:

La seconda via

sceneggiatura:

Alessandro Garilli, dal libro "Ritorno" di Nelson Cenci

fotografia:

scenografia:

musica:

Elisabetta Garilli

paese:

Italia/Slovenia

anno:

2022

formato:

colore

status:

In postproduzione (29/04/2022)

Il primo film sulla ritirata di Russia, quella battaglia di Nikolajewka, combattuta dagli alpini il 26 gennaio del 1943 che costò la vita a migliaia uomini.

NOTE DI REGIA:
A più di settanta anni dalla Ritirata di Russia, noi italiani non possediamo ancora un'iconografia filmica su questo tragico evento. In un’epoca in cui cinema e televisione hanno il potere di colonizzare il subconscio di un popolo e di modellarne la memoria visiva, la mancanza di immagini inizia a produrre dei paradossi evidenti. Diviene sempre più frequente incontrare giovani persone che abbiano nozione del conflitto vietnamita poiché possiedono riferimenti derivati da film come Il Cacciatore (1978), Apocalypse Now (1979), Platoon (1986), Hamburger Hill (1987) o Full Metal Jacket (1987), e che non sappiano nulla su tragedie che hanno colpito più da vicino il proprio popolo.
Ma l'urgenza narrativa di questo film nasce da ragioni più intime, che hanno a che vedere con la sofferenza di chi ha compiuto questo surreale cammino e che mi hanno portato a scrivere, come amo pensare, più che un film di guerra, un film di uomini nella guerra.
La sceneggiatura sposa, sin nella struttura, il tema della «perdita della concezione del tempo», fulcro drammatico dell’opera.
Quando un uomo cammina, per molto tempo, in un luogo sempre uguale a sé stesso (come può essere un deserto di sabbia o dineve) accade che quello spazio da fisico divenga uno spazio mentale. Così gli Alpini attraversando la steppa si trovarono a battere due vie: una prima fatta di passi veri nella neve ed una seconda via (da qui il titolo del film) mentale, dove sogni, ricordi e realtà si confondevano, dilatando inevitabilmente la percezione del tempo. Ecco dunque l'esigenza di scrivere un film capace di svilupparsi su differenti piani temporali che, dissolvendosi fra loro, accompagnassero lo spettatore in quella particolare dimensione privata in cui si rifugiarono i nostri soldati per sopravvivere.
La scelta compiuta in scrittura ha dato origine a un approccio visivo “riservato”, dove la macchina da presa tende ad essere spesso vicino ai protagonisti, mettendo al centro l’uomo e il suo mondo interiore. Per privilegiare la lunga notte metafisica descritta ne La Seconda Via è stato deciso, di comune accordo con la produzione, di realizzare un mix fra esterni e interni, realizzando parte del film in teatro di posa. Tale scelta permetterà di avere un controllo assoluto della luce per descrivere le atmosfere notturne ed al contempo favorirà la direzione della recitazione degli attori.