Il corpo di Napoli

titolo originale:

Il corpo di Napoli

sceneggiatura:

produzione:

vendite estere:

paese:

Italia

anno:

2019

formato:

colore

status:

In postproduzione (31/01/2020)

Il corpo di Napoli è immortale. Tutti gli elementi che costituiscono la superficie fisica della città, nel corso dei secoli, sono stati convertiti in nuove materie forti di un loro nucleo passato e pronte a una nuova destinazione aperta al futuro.
Dalle eruzioni del Vesuvio gli architetti hanno tratto la pietra lavica per lastricare le strade. Dalle esplosioni millenarie dei Campi Flegrei è scaturito il tufo con il quale sono stati edificati centinaia di palazzi storici. Il sangue dei santi continua a meravigliare attraverso un processo di liquefazione che crea un solidissimo ponte mentale tra passato e presente. Le figure del mondo magico popolare, impongono la potenza dei fantasmi che annulla i confini tra tempo e tempo, tra vita e morte, tra corpo e anima. La fisicità di Napoli vive nella corporeità del suono che diventa musica. Il corpo della parola e il corpo del suono rappresentano per la città le sue armi espressive più concrete, pur essendo intangibili, imprendibili, non misurabili.
Il film docu/fiction intitolato “Il corpo di Napoli” si apre con le evoluzioni motociclistiche di un adolescente: un ragazzo a torso nudo attraversa la città moderna con il sottofondo del Requiem per Pasolini di Roberto De Simone. La motocicletta che sguscia tra i pantani del traffico disegna linee che sembrano definire il profilo delle note di De Simone, puntando verso l’apertura del mare. Fin dalla prima scena, il film esalta il rapporto di corto circuito che collega tradizione e modernità, reclamando la dimensione di una città che è fuori dall’oggi e fuori dall’ieri, per essere nell’atemporale sfera del sempre.
La storia è incentrata sulla ricerca di un giovane documentarista siciliano, che in compagnia del suo operatore, indaga intorno all’idea di immortalità che nasce dal corpo di Napoli. L’impatto con un pescatore che racconta in un dialetto moderno iniettato di arcaismi, la mitografia delle sirene, corpi trasformati in rocce marine a causa della disperazione d’amore, segna il preludio ad una sequenza di incontri con i depositari colti e popolari del mistero di Napoli.
La mobilità delle riprese, l’alternanza di moduli visivi ispirati alla compostezza dell’inquadratura che si alterna alla rapidità dei piani sequenza suggeriti dalla modernità, guidano lo spettatore tra i segreti di un basso materiale e corporeo rappresentato da ambulanti e neomelodici, rappers e falsari delle grandi firme della moda, nel contrappunto con le grandi forme classiche dell’arte musicale, della letteratura, della scultura e pittura.
Attraverso gli incontri con Roberto De Simone, James Senese, Lello Esposito ed un misterioso giovane che sembra sapere molte cose sull’omicidio storico di Maria d’Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa, sorpresi e trucidati dal grande Madrigalista Gesualdo da Venosa, il film racconta la sottile linea invisibile che unisce il mondo dei vivi a quello dei morti, la memoria alla modernità, il corpo all’immortalità.