La verità, vi spiego, sull'amore

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La verità, vi spiego, sull'amore

La verità, vi spiego, sull'amore

titolo originale:

La verità, vi spiego, sull'amore

titolo internazionale:

The Truth About Love is...

regia di:

sceneggiatura:

Federico Sperindei, dall'omonimo libro di Enrica Tesio

fotografia:

scenografia:

produzione:

paese:

Italia

anno:

2017

durata:

92'

formato:

colore

uscito il:

30/03/2017

premi e festival:

Ispirata al libro omonimo e al blog di successo TiAsmo, una commedia divertente ed emozionante sulle infinite sfumature dell’Amore. La vita di Dora (Ambra Angiolini) è finita sottosopra quando il compagno Davide (Massimo Poggio) l’ha lasciata dopo sette anni di relazione e due figli: Pietro di cinque anni e Anna, di uno. Sopraffatta dalla routine bambini/lavoro, Dora si rifiuta di elaborare il lutto sentimentale, finché non arriva il momento di raccontare la verità a Pietro, il quale crede ancora che il papà sia via solo per lavoro. Dora, spronata dall’amica Sara (Carolina Crescentini), trova finalmente la forza di reagire. Il primo passo sarà riappropriarsi del proprio tempo assumendo l’insolito babysitter Simone (Edoardo Pesce), poeta-bidello e nuovo fidanzato di Sara.

NOTE DI REGIA:
“La verità, vi spiego, sull’amore” è un film che, come potete ben immaginare, parla d’AMORE.
Una delle parole più usate al mondo ma troppo spesso utilizzate in maniera superficiale o addirittura dette a caso o con leggerezza, nemmeno fosse un’ emoticon con cui chiudere un messaggio di WhatsApp.
Il nostro film si basa su fatti realmente accaduti, “veri”, dal momento che si ispira ad un blog di grande successo divenuto poi un romanzo. Attenzione però: non si tratta di un Tutorial su come amare o essere amati, ma la semplice messa in scena di quanto avvenuto a Dora, giovane donna e madre, abbandonata dal compagno, Davide, dopo una relazione di sette anni. Normale, direte in molti... Un dramma che si consuma sotto i nostri occhi quasi tutti i giorni, certo... Che diventa però una scoppiettante commedia attraverso le parole e lo spirito di Dora.
Il suo/nostro punto di vista è infatti fortemente ironico, non è la “cronaca di un disamore” raccontata con il cuore lacerato, ma una presa di coscienza dove la sofferenza viene combattuta con la grinta e il cinismo di una donna “che non cede”. Dora è la voce narrante della sua storia d’amore naufragata e si rivolgerà allo spettatore stesso (come del resto avviene già nel titolo) in maniera diretta, come se potesse in alcuni momenti della sua vita aprire una parentesi spazio-temporale ed infilarcisi per sottolineare quanto sta accadendo o semplicemente chiedere la complicità del pubblico.
E la Macchina da Presa, l’occhio invisibile, sarà costantemente su di lei, a riprendere la sua quotidianità, a raccontarci il suo passato, il suo rapporto con Davide e con le poche persone che fanno parte della sua vita: i figli, la migliore amica, la mamma, la suocera e pochi altri. Toccheremo temi che ogni coppia contemporanea affronta nel quotidiano: la famiglia, il dramma della separazione, l’enigma di come dirlo ai figli, l’educazione dei figli stessa e l’importanza degli affetti. Temi che affronteremo con sensibilità e con leggerezza.
Il piccolo Pietro, 5 anni, il maggiore di due figli di Dora e Davide, catturerà l’amore del pubblico per simpatia e schiettezza, e sorprenderà con qualche spiazzante uscita “da grande”. Proprio sul fatto di metterlo al corrente o meno della separazione chiederanno il parere ad un amico psicologo che proverà ad appianare i contrasti tra Dora e Davide. La storia di Dora è ambientata a Torino, una città elegante e di primo acchito un po’ austera, che nelle prime giornate di sole primaverili si trasforma in un luminoso luogo magico dal sapore quasi francese. Un location perfetta per esasperare il contrasto con il momento “buio” in cui si trova Dora e perfettamente in linea con i protagonisti, tutti borghesi tranne il poeta-bidello di cui si innamora Sara, la miglior amica dei Dora. La scelta di avere dei personaggi un po’ up-class è doverosa per questo tipo di commedia, nella quale le mamme ricche sono più buffe e divertenti delle altre e consentono di ironizzare maggiormente, anche sulle differenze di classe, come in molte commedie classiche americane. Dora stessa come lavoro ha scelto qualcosa di forse poco remunerativo ma estremamente adatto al lei: si occupa di gestire tutta la parte social del museo egizio. Ambiente colto, profilo alto... Sì, Dora in fondo è anche un po’ snob.
Del resto la madre è un ex-sessantottina di buona famiglia che dopo aver vissuto al meglio quegli anni di libertà sessuale e trasgressione è diventata una fanatica del “ciò che è bene per il pianeta”... Mentre la suocera, la madre di Davide, non ha mai accettato il passare degli anni ed è quella che oggi definiremmo una mamma “Milf”, abito grintoso all’ultima moda e giovani “nuovi territori” da conquistare. Anche Sara, la più cara amica di Dora incarna quella che in America viene definita la classica Wasp (White Anglo-Saxon Protestant = “bianco di origine anglosassone e di religione protestante”) con l’aggravante di aver visto troppe stagioni di “Sex and the City”. Questa scelta precisa ci porta ad avere un trattamento un po’ più alto del normale. Interni tutt’altro che sciatti, costumi adeguati, fotografia un po’ patinata. Insomma rispolveriamo un po’ il glamour senza farlo diventare eccessivo.
Il linguaggio cinematografico del film sarà estremamente “vivace”: MdP quasi sempre in movimento, tagli veloci, movimenti a mano evidenti. Questo stile ci apre la possibilità di arricchire alcuni momenti del film con Stop-frame, grafica, split screen, confezionando un’opera POP, lontana dallo stile “piatto” di molte commedie. La verità, vi spiego, sull’amore” non ci rivoluzionerà la vita, molto probabilmente, ma ci darà modo di pensare un po’ più a fondo sul rapporto di coppia, sull’amore verso i figli, sull’evoluzione che può portare una storia ad una frattura, sul fatto che spesso nessuno dei due “amati” ha colpe, ma a volte l’amore come viene se ne va. Così per una coppia che si scioglie una si forma. Come il titolo di un film “minore” di Blake Edwards, “That’s Life”... e a noi piace l’idea di raccontare questa fetta di vita, così.