Lo Spietato

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Lo Spietato

Lo Spietato

titolo originale:

LO SPIETATO

scenografia:

produzione:

BiBi Film Tv, Indie Prod, Rai Cinema, Canal+, Cine+, con il sostegno di Regione Lazio, Fondazione Apulia Film Commission

paese:

Italia/Francia

anno:

2019

durata:

107'

formato:

colore

uscito in sala:

08/04/2019

Siamo nel periodo del boom, in una metropoli - Milano - destinata a una crescita economica e criminale vertiginosa.
Santo Russo, calabrese cresciuto nell’hinterland, dopo i primi furti in periferia e il carcere minorile, decide di seguire le sue aspirazioni e di intraprendere definitivamente la vita del criminale. Nel giro di pochi anni diventa la mente e il braccio armato di una potente e temuta gang, lanciandosi in affari sempre più sporchi e redditizi: rapine, sequestri, traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco, e non ultimi i miracoli, esecuzioni a sangue freddo.
Nella sua corsa sfrenata verso la ricchezza e la soddisfazione sociale, Santo Russo è diviso tra due donne: la moglie, remissiva e devota, e l’amante, una donna bellissima, elegante e irraggiungibile. Due scelte di vita agli antipodi e due opposte facce di sé.
Il percorso criminale di Santo è fatto di scelte inevitabili e traiettorie dolorose: chi vive o chi muore, l’amore passionale o la famiglia, il sogno borghese o una vita da Spietato.

NOTE DI REGIA:
L’idea del film mi è venuta anni fa dopo aver letto il libro “Manager Calibro 9” di Luca Fazzo e Piero Colaprico, una storia nella quale c’erano tre caratteristiche che mi sembravano un’occasione imperdibile per esprimere la mia voglia di cinema.
La prima, una crime story con l’andamento classico dell’ascese-discesa di un gangster completamente fuori dagli schemi.
La seconda, l’ambientazione nella Milano da bere degli anni ’80 che mi apparteneva sia per ragioni autobiografiche che generazionali.
La terza, il tono comedy del racconto di un personaggio che non riesce a prendere sul serio nessuno, tantomeno se stesso.
Il mio progetto era quello di costruire sulle basi di quella storia una macchina narrativa che corrispondesse al cinema che piace a me. Mi volevo divertire non solo da regista ma anche da spettatore facendo emergere tutto il mio amore per il film di genere.
Allontanandomi dallo stile “reportage cronachistico” del libro ho cercato di liberare il mio sguardo da ogni paletto o costrizione per riuscire a ricreare i miei anni ‘80, i miei meridionali dell’hinterland milanese.
Nel farlo ho impiegato tutto il rigore possibile nella ricostruzione dell’epoca e dei suoi costumi. Le prime ricerche sono state condotte negli archivi delle maison di Versace e di Armani. Abbiamo divorato intere annate di Vogue, studiato centinaia di videoclip iconici dell’epoca e girato l’Italia alla ricerca di collezionisti d’abiti anni 70/80 trovandone di sorprendenti!
LO SPIETATO ha tre colori: il giallo, il blu, il rosso i colori della furbizia, della potenza e della violenza. Volevo fosse un film colorato, non solo nelle immagini ma anche nella costruzione dei personaggi.
Il protagonista della storia, Santo Russo, insegue la ricchezza ma anche un
riconoscimento sociale che non ha mai avuto. Lo fa alla sua maniera: un gangster che si sente un manager, alla pari di Agnelli, il suo mito. E vuole essere come loro, come i ricchi di Milano, sapendo perfettamente di non essere come loro. Affidandosi alla sua maschera di Arlecchino, servo di due padroni, anzi…servo di nessuno. Per Santo non è solo e semplicemente una questione di ricchezza da raggiungere, è anche e soprattutto una questione di stile. Si pensa e si vive uomo raffinato, i mezzi scelti per raggiungere i suoi obbiettivi sono solo un dettaglio, scelte tattiche, tutto qui.
L'incontro con Riccardo Scamarcio è stato un colpo di fulmine. Da subito lui è stato Santo Russo e Santo Russo non poteva che essere lui!