Se c'è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari

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Se c'è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari

Se c'è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari

titolo originale:

SE C'È UN ALDILÀ SONO FOTTUTO. VITA E CINEMA DI CLAUDIO CALIGARI

titolo internazionale:

NO FILTERS. THE UNCONVENTIONAL CINEMA OF CLAUDIO CALIGARI

cast:

Emanuel Bevilacqua, Mauro Bonanni, Alessandro Borghi, Maurizio Calvesi, Laura Casalini, Marco Caramella, Francesca DʹAloja, Silvia DʹAmico, Fabio Ferzetti, Marco Giallini, Marco Guidolotti, Marida Lombardo Pijola, Luca Marinelli, Valerio Mastandrea, Roberta Mattei, Giordano Meacci, Michela Mioni, Serafino Murri, Nicola Pankoff, Adelina Ponti, Marco Risi, Manuel Rulli, Francesca Serafini, Simone Spada, Roberto Stani, Pamela Schettino, Giorgio Tirabassi, Paolo Vivaldi

fotografia:

montaggio:

produzione:

Kimerafilm, Minerva Pictures, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT, con il sostegno di Regione Lazio

paese:

Italia

anno:

2019

durata:

104'

formato:

colore

status:

Pronto (25/07/2019)

premi e festival:

Vita e cinema sono nella parabola umana di Claudio Caligari due elementi indissolubili. Il film li racconta attraverso le tappe della lavorazione di Non essere cattivo, con le immagini e i ricordi di attori e tecnici di quella troupe/famiglia che si è stretta attorno a lui consentendogli di portare a termine il suo terzo ed ultimo film.
Il film è una lucida e profonda riflessione su uno degli autori più ‘misteriosi’ del nostro cinema, che ci ha lasciato prematuramente con una filmografia di soli tre titoli.
Seguendo le tappe fondamentali della lavorazione della sua ultima fatica, Non essere cattivo, il documentario offre il ritratto appassionato di un uomo e di un cineasta che ci ha regalato, con la sua coerenza etica ed estetica, delle opere di grande libertà espressiva. Ai margini dell’industria, lontano dai riflettori, outsider per scelta (non soltanto sua), Caligari è entrato nel culto raccontando la tossicodipendenza di un gruppo di giovani di Ostia nel suo primo film, Amore tossico, presentato alla Mostra di Venezia nel 1983.
Cantore della strada, degli “ultimi”, senza pietismo né commiserazione, il regista è poi tornato dietro la macchina da presa solo quindici anni dopo, nel 1998, portando sullo schermo la violenza di una banda di rapinatori romani con L’odore della notte. Protagonisti di quel film Giorgio Tirabassi, Marco Giallini e Valerio Mastandrea. 
Proprio quest’ultimo, negli anni rimasto legato al regista, lo ha accompagnato nella difficile realizzazione della sua ultima opera, presentata postuma sempre a Venezia, accolta da applausi e lacrime.
NOTE DI REGIA:

Più di qualcuno in questi anni ha sollecitato la realizzazione di un film su Claudio Caligari. Abbiamo preferito far scorrere del tempo per riflettere e reprimere un po’ di disagio nell’affrontare la sua storia. Forse perché detestiamo la retorica, ma anche la retorica sulla retorica, il cinismo, la volontà di trarre conclusioni dietro la tastiera di un computer. Una pratica, questa, che ormai si diffonde inarrestabile, un po’ come la malattia che aveva invaso il corpo di Claudio. 
Ora, a distanza di qualche anno dall’uscita di Non essere cattivo, è possibile accostarsi ad un personaggio così complesso e al tempo stesso affascinante con il dovuto distacco e con la necessaria lucidità. Pochi incontri non possono bastare a carpire l’essenza di un uomo di 67 anni, con un intenso vissuto alle spalle. Le impressioni che si traggono non possono che essere parziali, magari lontane dalla realtà. Non è stato dunque tra gli obiettivi del nostro
lavoro rispondere ai soliti quesiti, al perché Claudio Caligari si sia ritrovato più o meno coscientemente ai margini del sistema cinematografico, indagare sui torti subiti e sui mancati riconoscimenti. Ora più che mai sono i film a parlare di lui e a farcelo conoscere. Abbiamo voluto dunque riflettere sul percorso di un autore coerente, con unʹidea molto
personale di cinema e vita, geloso delle proprie convinzioni, intransigente anche con se stesso, che ha riversato la sua personalità nelle poche opere che è riuscito a realizzare con quella libertà espressiva che riteneva inderogabile.