D.N.A. (Decisamente Non Adatti) (opera prima)

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D.N.A. (Decisamente Non Adatti)

D.N.A. (Decisamente Non Adatti)

Cosa succede se due ex-compagni di scuola elementare molto diversi tra loro si rincontrano da adulti e decidono di scambiarsi i codici genetici per migliorare le proprie vite? Tra esperimenti scientifici maldestri e hackeraggi del DNA dagli effetti nefasti, i due risulteranno Decisamente Non Adatti a queste nuove vite...

NOTE DI REGIA:
Da tempo Greg accarezzava l’idea di cimentarci in una rivisitazione del capolavoro di Stevenson Lo Strano Caso del Dr. Jeckyll e di Mr. Hyde, già superbamente parodiato da Jerry Lewis nel film The Nutty Professor. Così ha ipotizzato la storia di un brillante professore di genetica, nerd fino al midollo, da sempre vittima di burle, soverchierie e vessazioni da parte di chiunque e quella di un bullo di periferia alle prese con la spicciola criminalità di quartiere. Due soggetti inadatti che in un bizzarro – ma non tanto assurdo – esperimento si scambieranno le proprie personalità.
Questo era il plot, da qui ci siamo messi a scrivere insieme ad Edoardo Falcone e abbiamo buttato giù in pochissimo tempo l’intrigo di una trama a spasso tra lo Spy movie e la Sci-Fiction, laddove il nostro umorismo surreale si spalma beatamente tra le pagine di un racconto plausibile e, perché no, denso di umanità. Perché, come ripetiamo spesso, il surreale non è l’irreale. L’irreale non esiste nella realtà; il surreale sì, nascosto tra le pieghe del quotidiano, ma esiste eccome.
Poi il passo dietro la macchina da presa. Era doveroso e imprescindibile per noi per poter dedicare al nostro primo film quella cura dei dettagli che desideravamo. Sappiamo che la commedia ha registri e tempi particolari per veicolare bene le gag; ma sappiamo anche che maestri come Gene Wilder, Mel Brooks o Woody Allen ci sono riusciti alla grande, senza mai scadere nel compitino scolastico. Volevamo che la nostra creatura fosse una storia divertente, senza dubbio, ma davvero gradevole e piacevole a vedersi, con una fotografia suggestiva, fatta di contrasti anche forti, con inquadrature mai banali, ma anzi, azzardate e icastiche. Abbiamo sfruttato tutti i mezzi che la produzione ci ha messo a disposizione: steady cam, droni, cherry picker, dolly, ma dosati ad arte, abbiamo scomodato i già citati Brooks, Wilder, Allen e in più Kubrick, Almodovar, Abrahams, Zucker and Zucker e gli abbiamo dato giù con tutta l’euforia e il cimento che la nostra opera prima ci scatenava. Il nostro entusiasmo si è trasmesso ovunque tra i reparti. È stato come rivivere l’ebbrezza d’una gita scolastica: non vedevamo l’ora di iniziare al mattino e ci dispiacevamo quando si finiva la giornata. E con noi tutti.
Probabilmente siamo stati fortunati. Siamo capitati tra i migliori professionisti di questo settore, dall’aiuto regia alle maestranze e ognuno ha dato più di quello che avrebbe dovuto, catturato da un clima assolutamente rigenerante.
Speriamo che tutto questo traspiri dalla pellicola, ma ne siamo quasi sicuri.