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lunedì 19 agosto 2019

L'AVVOCATO DE GREGORIO

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L'AVVOCATO DE GREGORIO

L'AVVOCATO DE GREGORIO

titolo originale:

L'AVVOCATO DE GREGORIO

sceneggiatura:

fotografia:

montaggio:

scenografia:

presentato da:

Cosmopoli Corporation

produttore:

produzione:

Cosmopoli Corporation, Rai Cinema, con il contributo del MiBAC

vendite estere:

paese:

Italia

anno:

2002

durata:

119'

formato:

35mm - colore

aspect ratio:

1:1.85

sonoro:

Dolby SR

uscito in sala:

07/03/2003

Un'aula della Pretura ai nostri giorni. In una folla vociante, sudata e litigiosa, incontriamo un vecchio dall'aspetto ributtante. Barba ispida, capelli lunghi e unti, uno sguardo torvo e ostile sul volto non lavato.
Il barbone non ha l'aria assente e infantile. Quel suo sguardo carico d'odio comunica disagio e suscita aggressività. E forse è questo che il vecchio vuole.
Incredibilmente, in quel marasma di carte, fascicoli, testimoni, poliziotti e ladri un pretore lo chiama e lo chiama " avvocato". Infatti, l'avvocato De Gregorio" rappresenta un cocchiere, parte lesa in un incidente d'auto.
Quel rottame umano, inizia, con studiato cinismo, la sua arringa strampalata. Un giovanotto fresco di laurea, difensore della società assicuratrice, lo fa a pezzi in poche mosse. De Gregorio non si scompone, lo sapeva. Il cocchiere lo insegue per le scale strette e stipate dell'ex convento benedettino, ma il vecchio è già ingoiato nel marasma di piazza Mercato...
Va a rinchiudersi nella sua tana, all'ultimo piano d'un palazzetto scalcinato di Spaccanapoli, il labirinto più intricato del mondo. Abita in un unico stanzone dove c'è di tutto, dal cesso alla rudimentale cucina. Sulle pareti nude soltanto tre foto ingiallite, un annuncio mortuario e un ritaglio di giornale. Le foto mostrano un De Gregorio giovane con alle spalle un carro armato americano. Poi un De Gregorio in toga d'avvocato, poi un De Gregorio con moglie. Il ritaglio di giornale contiene un titolo su due colonne: Denunciato per truffa l'avvocato De Gregorio, il "santino" mostra la testa di un bambino e una scritta: Vincenzo De Gregorio "fosti chiamato in cielo, tra gli angeli, il tuo papà e la tua mamma ti porteranno sempre nel cuore. In quei cinque ricordi c'è tutta la vita dei vecchio.
La notte porta sui vicoli uno spettacolo degno della Napoli di Malaparte. Accade però che alcune grida disperate risuonino dietro la sua porta con una richiesta d'aiuto. Con diffidenza, De Gregorio apre e si trova in presenza di una giovane prostituta disperata. In quel buio, il vecchio intravede il corpo immobile di un uomo con la testa spaccata. La giovane s'infila nel buio dello stanzone, chiede protezione. I carabinieri stanno per arrivare. De Gregorio le impone di spogliarsi e infilarsi sotto le lenzuola. I carabinieri, infatti, arrivano. Ma De Gregorio li depista.
Poi ascolta la giovane che, piangendo, si giustifica. Quell'uomo le aveva chiesto alcune "prestazioni” insopportabili e lei aveva reagito. Asciugandosi le lacrime, tenta di incrociare il suo sguardo e gli si offre. Quell'offerta è per il vecchio come una scarica elettrica. Tenta di possederla, lui ormai impotente, ma in realtà la graffia, la morde, l'umilia forse più ferocemente di come avrebbe fatto quell'uomo.
All'alba, Nunziatina riconosce De Gregorio. Si ricorda di lui il giorno delle nozze. Lui, l'avvocato' era stato invitato dal padre di lei, per fare il "discorso". Il vecchio finge di ricordare e chiede come mai, la moglie d'un capomastro, faccia la puttana. Nunziatina racconta la sua storia: suo marito è morto due anni prima, uscendo dal cantiere, è caduto dal motorino, ha sbattuto la testa ed è morto. Lei, con due bambini, non ha avuto scelta. La faina che è nel vecchio, si riscuote. Peccato, perché se fosse morto sul cantiere, l'assicurazione avrebbe pagato. Nunziatina gli dice che in un primo momento, qualche testimone aveva parlato di morte sul cantiere, ma poi aveva ritrattato De Gregorio si fa dare il nome della società edilizia, promette di creare qualche fastidio, le arraffa qualche banconota promettendo il suo interessamento " professionale" e la congeda.
Qualche giorno dopo si reca sul cantiere e sfruttando la sua astuzia e ricorrendo a ogni trucco, il vecchio ricostruisce la morte del capomastro e si convince che è avvenuta sul cantiere dove le condizioni dei lavoratori sono disperate. Ritrova anche il nome del magistrato che aveva archiviato la pratica, una sua vecchia conoscenza. A questo punto ricontatta Nunziatina, si fa sottoscrivere un mandato, arraffa qualche altra banconota e promette rimborsi milionari. Poi decide di incontrare l'anziano magistrato. Sa che con lui si può praticare la strada d'un "accomodamento".
All’ ingresso nel Palazzo di Giustizia la sorpresa è che l'anziano magistrato è andato in pensione. Lo sostituisce un nuovo PM che non si lascia condizionare dall'aspetto disastroso di De Gregorio; il vecchio, in un primo momento, sbanda per la disponibilità del magistrato, Foloni, e per il rispetto che gli dimostra. Poi, lentamente, come recuperando dall'abisso in cui è sprofondata la sua dignità umana, gli prospetta il caso di quella morte sul lavoro. Ma lo fa con assoluta padronanza di linguaggio giuridico, non tralasciando il dramma sociale e una certa emotività. Foloni, molto sensibile al ruolo sociale della magistratura, lo ascolta con ammirata attenzione, gli riconosce il merito professionale e umano d'un simile patrocinio, gli assicura tutto il suo appoggio, la sua attiva collaborazione per riaprire il caso.
Quel colloquio, breve e intenso, produce in De Gregono una catarsi. In pochi minuti, quella sua vita che sembrava destinata a chiudersi nel fango del disprezzo, è stata restituita alla dignità d'essere vissuta e quando esce dal palazzo è irriconoscibile. Rientrato nel suo stanzone, sembra invaso da una furia purificatrice. Si denuda, si sbarba, lava l'unica camicia, spolvera la cassa rimasta chiusa per anni e ne estrae codici, libri sul diritto. E' un altro uomo. Nel suo sguardo non c'è più odio, ma curiosità, ricerca, passione. Riprende le indagini, stavolta con estremo rigore.
Gli incontri con il magistrato sono frequenti e prolifici. Foloni ora sa che De Gregorio, quasi trent'anni prima, per affrontare le cure costosissime per il figlio malato, aveva truffato un cliente ed era stato non solo condannato, ma emarginato. In più, le cure non erano servite e anche la moglie lo aveva abbandonato. li passato del suo interlocutore però non lo turba.
L'indagine giunge a buon punto. Il Consiglio dell'Ordine restituisce a De Gregorio la sua iscrizione all'Albo. Riacquistata la sua dignità il vecchio ha vinto. La società edilizia è sorto accusa. Il primo gesto di De Gregono è portare qualche fiore sulla tomba del suo Vincenzino, nel cimitero di Poggioreale "perché lassù, tra gli angeli, non si vergogni più di quel suo padre disperato". E dopo qualche minaccia, qualche aggressione, finalmente si arriva al dibattimento.
Ma per De Gregorio c'è una staffilata dolorosa: Nunziatina ha ritirato il mandato e De Gregorio non potrà prendere la parola quale difensore di parte civile. Foloni per primo è deluso dalla decisione della donna che sembra scomparsa. Ma De Gregorio, tornando a utilizzare quella sua antica "corte dei miracoli", la trova. Vive in un dignitoso appartamento fornitole dalla società edile, ha uno stipendio come custode, i figli vanno a scuola... in cambio del silenzio.
Si apre il processo. Il PM cerca De Gregorio nell'aula affollatissima. Lo ritrova nel fondo, quasi piegato in due. I suoi occhi non lampeggiano più. Nella prolusione, il magistrato elogia l'attività dell'avvocato De Gregono ed esprime tutto il suo rammarico per la revoca del mandato.
Mentre i difensori gongolano, il Presidente del Tribunale si associa, De Gregorio si piega sempre più sulla sua anima. Nell'aula però, fanno il loro ingresso il Presidente dell'Ordine Forense e i compagni di lavoro del capomastro disposti a ritrattare tutte le false dichiarazioni. Il Presidente dell'Ordine ha la toga sulle spalle per delega del Sindaco della città che si costituisce parte civile contro la società edile, si avvicina a De Gregorio e poggia la toga sulle sue spalle; tutta la città chiede a lui di rappresentarla.
Controllando a fatica l'emozione, De Gregono avanza verso il tavolo dell'accusa, fissa il PM, il Presidente, i giudici, la folla, e poi, con voce forte, inizia la sua arringa...
(Pasquale Squitieri)