La Sapienza

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La Sapienza

La Sapienza

La Sapienza

titolo originale:

LA SAPIENZA

regia di:

sceneggiatura:

fotografia:

Raphael O'Byrne

montaggio:

Valérie Loiseleux

scenografia:

costumi:

Agnès Noden

produttore:

Alessandro Borrelli, Martine de Clermont-Tonerre

paese:

Italia/Francia

anno:

2014

durata:

97'

formato:

HD - colore

uscito in sala:

24/11/2014

premi e festival:

Le vicende raccontate in “La Sapienza”, ruotano intorno alla figura di un architetto che ha perso l’ispirazione e va in cerca delle motivazioni che in gioventù l’hanno spinto ad intraprendere la professione; ad ammaliarlo furono il barocco e i suoi artefici: il Guarini a Torino e il Borromini a Roma. Ma il film narra anche e soprattutto della storia d’amore che si sviluppa in parallelo tra architettura, ispirazione artistica e naturalmente i sentimenti. Il titolo del film infatti richiama uno dei progetti più straordinari realizzati dal Borromini: la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza a Roma.

DICHIARAZIONI DEL REGISTA
ll progetto di questo film nasce da una doppia ispirazione. Da un lato, il desiderio vecchio di trent'anni, di evocare con i mezzi del cinema l'opera e la vita dell'architetto barocco Francesco Borromini. Dall’altro, un interesse per l'architettura e l'urbanesimo contemporanei, àmbiti dai quali potrebbero nascere alcuni rimedi a certi mali della nostra civiltà, ma che spesso, nella pratica corrente, non fanno che esacerbarli. La prima ispirazione suggerirebbe una biografia, e sia l'una che l'altra si presterebbero bene ad un trattamento di tipo documentario. Non credo però alla possibilità di ricostituire cinematograficamente una vita, né alcun altro elemento di un passato lontano, e pur rispettando il documentario come forma d'espressione, sono sempre stato animato da una convinzione istintiva – e marginale, nell'Europa odierna, tanto quanto ogni altra forma di credenza – secondo la quale la verità più grande risiede nella finzione. È dunque da un'azione scaturita dal mio immaginario, svolgendosi al giorno d'oggi, che cerco di approcciare queste due tematiche.
In questa vicenda riguardante due coppie, un uomo e una donna, un fratello e una sorella, viene fatta luce sulle relazioni umane, poi approfondite con l’espediente della separazione, un concetto mutuato da una lunga tradizione occidentale della conoscenza tramite il nulla, e della presenza tramite l'assenza. In un modo o nell’altro, i personaggi di questa sceneggiatura sono confrontati alla sfida di dover far entrare in maniera armonica il passato nel presente, e ognuno di loro riceve un chiarimento sulla natura dell'amore. Al cuore della storia si trova anche il problema della trasmissione della tradizione, eterna preoccupazione dell’uomo, che si rivela però particolarmente grave nel contesto della civiltà europea contemporanea. Per quasi un quarto di secolo ho provato a fare teatro con una compagnia a cui ho dato il nome di Teatro della Sapienza.
Era un omaggio a Borromini, il cui capolavoro è la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, ma mi piaceva anche quest'antica parola, che abbiamo dimenticato e che significa pressappoco « il sapere che è la saggezza ». Viviamo in una società teoricamente molto ricca di saperi diversi, che si comprano, si vendono e si quotano in borsa, ma non si tratta della sapienza. Un critico ha scritto che il mio cinema era « tanto mistico quanto divertente ». La sostanza dei miei film è sempre grave, ma cerco di trattarla con una certa leggerezza. Ciò non toglie niente alla gravità, ma può conferirle una certa grazia, parola che in francese significa al contempo bellezza visibile e il più impenetrabile dei misteri.