Questi giorni

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Questi giorni

Questi giorni

Questi giorni

titolo originale:

QUESTI GIORNI

titolo internazionale:

THESE DAYS

sceneggiatura:

Giuseppe Piccioni, Pierpaolo Pirone, Chiara Ridolfi, dal romanzo inedito “Color betulla giovane” di Marta Bertini

scenografia:

produttore:

Matteo Levi, Verdiana Bixio

produzione:

11 Marzo Film, Publispei, Rai Cinema, in asssociazione con Unicredit

vendite estere:

paese:

Italia

anno:

2016

durata:

120'

formato:

colore

uscito in sala:

15/09/2016

Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell’incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l’attendono una misteriosa amica e un’improbabile occasione di lavoro.

NOTE DI REGIA:
Questi Giorni è la storia di un gruppo di ragazze di provincia in età universitaria, l’età in cui le scelte sul futuro si fanno pressanti, difficilmente rinviabili. Anche se ancora si vive sotto una specie di incantesimo dove il futuro, tra tutte le difficoltà di questi anni, sembra comunque essere carico di promesse. Quell’illusione di eternità, che nasconde gli agguati degli anni a venire, si inceppa, minaccia di interrompersi da quando Caterina, l’autosufficiente, ombrosa, spinosa Caterina dichiara che sta per partire per Belgrado assecondando l’invito di un’amica, Mina, una ragazza misteriosa e affascinante che, grazie alle sue conoscenze, le ha anche trovato un lavoro come cameriera in uno dei più sofisticati alberghi della città. Le altre amiche, una alla volta, decidono di accompagnarla per rendere più dolce, meno doloroso quel distacco, quasi a esorcizzare tutto quello che questo viaggio porta con sé: l’idea di qualcosa di definitivo, un punto di non ritorno, un’incrinatura insanabile nell’equilibrio incerto della vita quotidiana del gruppo. The dream is over, come dice una vecchia canzone dei Beatles. Alcune nubi minacciose incombono sul tentativo delle ragazze di prolungare il tempo delle corse a perdifiato, dei sogni gridati in faccia agli adulti. C’è Angela, disincantata, apparentemente sicura, Anna che non sa davvero cosa vuole e si ritrova a percorrere una strada che non avrebbe mai immaginato di dover prendere. E infine Liliana, sempre impegnata a proteggere e sorvegliare le persone che ama, compresa sua madre, Adria, una madre bambina, irrisolta, sopraffatta dalle difficoltà economiche e ancora troppo preoccupata di piacere agli uomini. Liliana affronta tutto in maniera diretta e spavalda e si sente incerta, vulnerabile solo davanti al suo professore di letteratura anglo americana. Quel viaggio diventa il momento in cui si confrontano le aspettative e i timori delle quattro ragazze, un viaggio che non ha nulla di epico, dove non ci sono fatti o incontri straordinari e nemmeno avventure estreme. Un viaggio che è solo l’occasione per guardare da vicino queste ragazze, di tenerle lì, a portata di mano, tutte insieme, e percepire i loro piccoli terremoti interiori, il loro desiderio di vita. E’ da questa distanza, ravvicinata, che cogliamo gli stupori che incantano, le paure che paralizzano, le delusioni, gli accoramenti e anche gli slanci, le scelte fatte senza calcoli perché il loro tempo è quello in cui non si possono fare calcoli. Ognuna di esse è di fronte a sé stessa, a un’idea di futuro che man mano che procede la storia si rivela inadeguata, lontana da quello che realmente la vita sembra loro riservare. C’è’ qualcosa di diverso dietro l’angolo, non una prospettiva lineare e rassicurante, qualcosa che non è come lo hai immaginato fino a quel momento.
Il viaggio è una terra di nessuno, mette le quattro amiche alla prova, accentua le differenze, ci offre la possibilità di andare un po’ più in profondità per capire chi sono davvero. Mi piacerebbe che le vicende di queste ragazze dicessero qualcosa che riguarda i nostri giorni ma senza cadere nel facile sociologismo, perché si può dire qualcosa di più vero, di più preciso sull’oggi senza flirtare con l’attualità, e senza nemmeno cadere nella rappresentazione stereotipata dei comportamenti giovanili. Ecco, mi piacerebbe raccontare anche quel senso fisico dell’esistenza tipico di quegli anni, raccontare quell’energia, quel dispendio senza riserve o cautele. In questo senso il paesaggio può essere d’aiuto ma non in maniera descrittiva e la natura si presenta solo come compagna di quei gesti, di quelle parole, di quelle vicende. Solo così hanno senso i boschi, i laghi, la notte, i paesaggi. Cosa si racconta in fondo in questa storia? Tutti quei momenti che ci passano accanto in cui sembra che le cose abbiano un loro accordo segreto, una fiammata improvvisa, che nell’arco di pochi giorni vissuti intensamente diventa rapidamente ricordo, un’occasione mancata, un gesto che si è perso da qualche parte, anche se bisogna andare avanti, sempre. Come dice Caterina tutto quello che accade ci accade senza che ne siamo consapevoli:
“ Se qualcuno ci avesse detto, in quei giorni,
che quelli erano i nostri giorni, irripetibili,
e che eravamo dentro un’eterna promessa
che il tempo vissuto dopo non avrebbe mantenuto, noi non gli avremmo creduto,
avremmo pensato che invece il nostro tempo
fosse ancora davanti a noi,
che il meglio dovesse ancora venire…"