Largo Baracche

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Largo Baracche

titolo originale:

LARGO BARACCHE

cast:

Carmine Monaco, Giovanni Savio, Mariano Di Giovanni, Giuseppe Schisano, Luca Monaco, Gennaro Masiello, Antonio De Vincenzo

fotografia:

montaggio:

Paco Centomani, Simona Infante

paese:

Italia

anno:

2013

durata:

70'

formato:

HD - colore

aspect ratio:

1.69:1

status:

Pronto (29/09/2014)

premi e festival:

Nei meandri di una Napoli decadente sorge Largo Baracche, cuore pulsante dei Quartieri Spagnoli. Nell’incrocio di questi antichi vicoli, il regista Gaetano Di Vaio scruta e segue le vite di sette ragazzi. Con un tocco delicato, la macchina da presa ci mostra esistenze differenti, ognuna alle prese con il proprio passato, sogni ed avversità. C’è chi deve fare i conti con la propria appartenenza, perché figlio di un boss “che ha dato le dimissioni”, chi cerca di arrivare a fine mese improvvisandosi parcheggiatore abusivo, chi crede ancora nelle istituzioni – soprattutto quella scolastica – e chi punta il dito contro la borghesia benpensante. Quelle di Carmine, Gianni, Mariano, Giuseppe, Luca, Gennaro ed Antonio sono vite dissestate, destinate ad incontrarsi per costruire e costruirsi un’alternativa, una via d’uscita. I giovani, infatti, formano insieme una “batteria”. Non una di quelle che, parafrasando il linguaggio camorristico, “vanno a fare il morto”. No, la loro si potrebbe quasi definire “una batteria del bene”. Si uniscono per affrontare insieme difficoltà, disillusioni, pregiudizi e contrastare quella malavita che distrugge ed opprime la città ed il paese intero. Attraverso i loro occhi e le loro parole, l’autore ci mostra la voglia di riscatto e di credere ad un futuro diverso da quello che sembra già cucito addosso a chi nasce nei Quartieri Spagnoli. La forza e il coraggio di poter sognare, persino per coloro che sono cresciuti in un luogo in cui “le opportunità sono eccezioni”, in cui fin dalla nascita incombe una condanna sulle proprie spalle.

NOTE DI REGIA:
I Quartieri Spagnoli sono situati nel cuore di Napoli, eppure sembrano lontani anni luce dal centro storico. Proprio come Scampia, la Zona Nord, la Sanità e tutte quelle aree che vivono il fenomeno della cosiddetta ”emarginazione” – parola oramai abusata, che sembra quasi svuotata di significato a furia di sentirla ripetere. Eppure un significato forte ce l’ha, ce l’ha per chi vive in prima persona la follia quotidiana di non sentirsi come gli altri, di portare un marchio sulla pelle, dato dalla sola provenienza geografica all’interno addirittura della stessa città. Sono nato oltre quarant’anni fa in un quartiere che una volta era campagna e dove ora c’è la metropolitana che tutti possono prendere tutti – malgrado le manifestazioni di alcuni comitati dei quartieri “bene” che chiedevano la limitazione del diritto di circolazione per gli abitanti della periferia. Le ho vissute sulla mia pelle le disparità di trattamento, solo perché il mio italiano portava con sé un accento più marcato, e le rivedo oggi, negli occhi dei ragazzi che sto intervistando – essenza del lavoro che voglio proporre. Non è facile essere accettati dalla società, infatti, se la galera è stata parte integrante della tua vita.