Giulio Andreotti - La politica del cinema

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Giulio Andreotti - La politica del cinema

Giulio Andreotti - La politica del cinema

Giulio Andreotti - La politica del cinema

titolo originale:

GIULIO ANDREOTTI - LA POLITICA DEL CINEMA

sceneggiatura:

produzione:

Istituto Luce Cinecittà, con il contributo del MiBACT

paese:

Italia

anno:

2015

durata:

89'

formato:

colore

status:

Pronto (29/06/2015)

premi e festival:

  • Il Cinema Ritrovato 2015: Documenti e Documentari

Il progetto di Tatti Sanguineti dedicato a Giulio Andreotti e al suo rapporto con il Cinema, si compone di due parti. La prima, Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino, è stata presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2014. La seconda, Giulio Andreotti – La politica del cinema, ha la sua prima mondiale al Festival Il Cinema Ritrovato di Bologna, 2015.
I due film sono frutto di decine di incontri e di ore di intervista con Andreotti.
La prima parte è incentrata sulla censura, sul rapporto ‘preventivo’ tra un giovane sottosegretario e la sua passione vista da vicino.
La seconda parte illustra questa passione retrospettivamente, con Andreotti a contemplarla da lontano, anche se con lo stesso sguardo.
Tra il 2003 ed il 2005 il senatore a vita Giulio Andreotti, si è sottoposto con passione e pazienza, all’intervista più lunga, più documentata, più minuziosa, più «spensierata» della sua lunga vita di intervistato e di ospite televisivo per eccellenza. A interrogarlo, Tatti Sanguineti e Pier Luigi Raffaelli, nei quali uno dei più infallibili archivisti del suo tempo ha riconosciuto due colleghi attendibili. Gli accadrà spesso di stupirsi del ritrovamento e della sopravvivenza di documenti ultracinquantenari.
Nel film, che raccoglie alcuni temi di una registrazione di decine ore, Andreotti racconta il periodo del suo Sottosegretariato, dal 1947 al 1953.
In questo secondo capitolo, dopo l’immersione del primo nel suo rapporto con la censura cinematografica, Andreotti affronta, quasi da lontano e come spettatore, il suo curriculum di uomo di cinema. Un curriculum di prim’ordine, che contempla la partecipazione alla Festa de’ Noantri e la claque per Dina Galli, il suo primo discorso e l’uso amichevole ma elettorale (a Sora, Ciociaria profonda) della Pampanini e di Aldo Fabrizi. Ma anche un’amicizia duratura con Federico Fellini, un giudizio dialettico di Zavattini che lo sapeva amante dei cavalli e delle scommessine («Lei ha sgarrettato il cinema italiano») e una frase sconcertante in effige a un film da lui difeso, Anni difficili di Zampa, sul tema scottante della continuità e discontinuità fra fascismo e post fascismo: «Ridere dei propri difetti è la migliore virtù dei popoli civili».
Al futuro ministro della Difesa parrà doveroso impiegare migliaia di cavalleggeri nelle scene di massa di Quo Vadis, così come al più famoso censore della Repubblica non dispiaceranno le prese in giro, a mezzo cinema, della censura fascista…
E se nel primo capitolo avevamo il ritratto di un ragazzo (di umili origini) alle prese con l’amministrazione del cinema italiano, qui ci viene forse consegnato un ritratto dello spettatore da vecchio. Con una rassegnata, ma intatta passione per il cinema, e uno sguardo di precisione da cineasta consumato. Lo sguardo di chi un giorno si permise un fuori programma alle cascate del Niagara, per averle viste anni prima al cinema, dietro al fondoschiena di Marylin Monroe.