La Silhouette del tempo - Vista da Piero Tosi

titolo originale:

LA SILHOUETTE DEL TEMPO - VISTA DA PIERO TOSI

paese:

Italia

anno:

2017

durata:

52'

formato:

colore

status:

In postproduzione (01/01/2017)

1944. Firenze occupata. Un gruppo di ragazzi si riversa nella Stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. Le truppe americane hanno improvvisato un palcoscenico nel foyer della stazione.
Musicisti, ballerini e acrobati si alternano in scena, tra questi un giovanissimo Burt Lancaster, futuro divo di Hollywood e all’epoca prestante funambolo tra funi e anelli. Ad assistere allo spettacolo ci sono tre giovani che avrebbero fatto la storia dello spettacolo italiano: Danilo Donati, Franco Zeffirelli e Piero Tosi. Quest’ultimo è un giovane riservato, un disegnatore portentoso, esercitatosi per anni nella cantina della sua casa di famiglia. Scene shakespeariane e costumi vittoriani i primi cimenti della sua fantasia. Piero ama leggere, studia l’arte e osserva le meraviglie della sua Firenze ferita. Con i suoi due amici Danilo e Franco rimane estasiato di fronte allo spettacolo messo su dalle truppe alleate. La guerra volge al termine, una nuova stagione sta per avere inizio.
Stimolato dal fermento culturale che si vive in città, Piero si iscrive prima all’Istituto d’arte e poi all’Accademia di Belle Arti seguendo le lezioni del maestro Ottone Rosai. Viene educato all’arte del bello e continua a disegnare, immaginare, ricostruire minuziosamente epoche, stili e figure storiche. Il suo esordio avviene nel teatro nel 1947, lo scenario sono gli splendidi Giardini di Boboli a Firenze. Qui il suo legame con Franco Zeffirelli si cementa ulteriormente e di lì a poco viene presentato a Luchino Visconti, già affermato regista di cinema e teatro di prosa. Visconti ha in mente di fare un film particolare, su una madre e una figlia, una storia di ossessione per il successo, Bellissima. Per vestire Anna Magnani e dare quel senso di realismo necessario alla storia, Visconti chiede a Tosi di andare tra la gente, osservarla, fotografarla e restituirne l’autenticità. Piero cattura lo spirito del tempo e riesce a farlo indossare ai suoi protagonisti. Ha solo 24 anni ma Tosi ragiona da sapiente scrutatore dell’animo e dei costumi delle persone, Bellissima è un capolavoro di realismo e forza espressiva. Visconti ne è felicissimo e si convince che quel giovane delicato ma determinato possa essere il partner ideale per nuove straordinarie avventure. L’anno successivo, è il 1952, lo vuole con sé a teatro per La Locandiera tratta da Carlo Goldoni per poi farsi ‘accompagnare’ anche ne La Sonnambula di Vincenzo Bellini. Corre l’anno 1955 e Tosi si confronta in scena con la divina Maria Callas e con il magistrale Leonard Bernstein. Incontri umani e professionali che avrebbero segnato l’esistenza di ognuno dei protagonisti di questo racconto. Nel frattempo Piero era tornato al cinema accanto a Visconti colorando il melodramma Senso di un’eleganza sublime e fasciando Alida Valli in abiti indimenticabili. Proprio Alida, quell’attrice dallo sguardo magnetico che aveva adorato sugli schermi con Il Terzo Uomo accanto a Orson Welles e a Joseph Cotten, e di cui aveva scoperto rapidamente il segreto. Dietro i suoi occhi chiarissimi si nascondeva una pronunciata miopia che si notava sul set ma che invece dallo schermo costruiva un ponte sospeso tra il suo sguardo e quello, incantato, di milioni di spettatori in giro per il mondo. Un fascino impareggiabile come quello del giovane Marcello Mastroianni, quel ragazzo schivo che aveva incontrato nel reparto costumi del Bell’Antonio di Mauro Bolognini, 1960, e che aveva restituito alle platee come un divo a tutto tondo. Ormai uno dei protagonisti della stagione che segna la rinascita dello spettacolo italiano, Tosi incontra, veste e lancia buona parte dei divi dell’epoca. La prorompente Sophia Loren, l’algida Silvana Mangano e la mediterranea Claudia Cardinale sono come creta tra le sue mani, materia pronta a prendere forma e a rilucere in tutto il mondo. Piero però continua a lavorare dietro le quinte, a vivere la sua ‘stagione’ con passione e cura assoluta. Va in cerca dei dagherrotipi ottocenteschi per studiare gli aristocratici siciliani e rendere la ‘silhouette del tempo’ del principe Tomasi di Lampedusa. Anche il divo americano Burt Lancaster è così pronto a calarsi nei panni di un aristocratico borbonico sotto la sua sapiente direzione per Il Gattopardo, 1966, di Luchino Visconti. E’ poi Fellini che gli affida il compito di studiare i bassorilievi, gli affreschi e le iscrizioni romane presenti nelle biblioteche e nei principali musei della Capitale per raccontare le acconciature del suo Satyricon. Non pago di ciò lo invia di notte a catturare istantanee di vita nel percorso che separa l’Aeroporto di Roma Fiumicino e i Castelli romani per raccontare, negli studi di Cinecittà naturalmente, la sua visione onirica di un racconto di Edgar Allan Poe in Toby Dammit. Sarà poi la sua sensibilità e la sua mediazione decisiva a offrire a Pier Paolo Pasolini, la regale presenza di Maria Callas nella sua Medea, da lui abbigliata come una vera e propria regina. Sono anni splendidi per la ‘stagione’ di Piero. Sono gli anni di grande libertà, di condivisione, di creatività e di felicità, racchiusi nelle istantanee che lo ritraggono con gli amici lungo il litorale romano di Capocotta. La stessa libertà che lo avrebbe portato a rendere unico e iconico il personaggio di Charlotte Rampling per il film Il portiere di notte,1974, di Liliana Cavani. E’ il periodo delle ultime collaborazioni con l’ormai anziano ma sempre vitalissimo Luchino Visconti. E’ il periodo in cui rifulgono gli ultimi bagliori della Roma più amata da Piero e racchiusa nelle magiche stanze della Sartoria Tirelli. Un sogno lungo decenni, le cui scintille ancora si scorgono oggi, sebbene abbiano lasciato il posto ad una vecchiaia serena e appartata. Una ‘stagione’ irripetibile coronata da un Oscar alla carriera, premio ultimo di una carriera e di un percorso umano altrettanto unici.